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Gli studiosi: l'Alighieri faceva uso di stupefacenti, anche così si spiegano le sue "visioni"

Stai zitto! (Slogan campagna antidroga)
 
Roma 31 Gennaio 2007 (da una nota inviataci da Ernesto Simonetti). «Non solo è possibile ma probabile». Giulio Leoni, professore di letteratura italiana che per Mondadori ha scritto tre libri su Dante "investigatore", non ha dubbi sul fatto che il Divin Poeta abbia consumato stupefacenti come sostiene in prima pagina il "Times Literary Supplement". "Dante drogato" è il titolo con il quale la rivista recensisce il libro di una delle massime dantiste inglesi, Barbara Reynolds, che ha recentemente pubblicato "Dante: the poet, the political thinker, the man". Uno studio di circa 500 pagine che scandaglia minuziosamente la vita e le opere di Dante.
«La dantistica ufficiale - spiega Leoni, grande esperto del poeta toscano - ha lasciato in ombra molti aspetti della vita di Dante. È stato imbrigliato dalla critica accademica, quasi tutta di impianto cattolico, che lo voluto un pò imbalsamare come grande poeta della cristianità. E così anche Dante come persona ha avuto questa sorte».
«Eppure - prosegue Leoni - sono temi che si discutono da più di un secolo. Già nell'antichità si conoscevano le particolarità di alcune piante; dall'oppio alla cannabis. Dante da giovanissimo si iscrisse all'arte degli speziali: lo aveva fatto strumentalmente per aggirare il divieto di fare politica, ma le Corporazioni difficilmente ammettevano qualcuno che non sapesse nulla di quello che insegnavano. Dante conosceva bene la farmacopea e quindi sapeva quali piante usare. Nel miei romanzi immagino più volte che si preparasse da solo 'rimedi' per i suoi malanni. Perché non avrebbe dovuto utilizzare quelle piante per altri scopi? chi può escluderlo?».
«Inoltre, nell'immaginario di Dante - aggiunge Leoni - c'è una forte componente "visiva" come emerge da molte delle sue poesie e dalla stessa "Commedia". Avete presente l'Inferno? Tutto lascia presumere, anche senza prove certe e in base ad indizi, che quanto sostenuto dalla studiosa inglese possa essere avvenuto». Per lo scrittore che ha fatto di Dante un'investigatore di eccellenza del suo tempo (tre i libri scritti: "I delitti della Medusa", "I delitti del mosaico" e "I delitti della luce") anche sui viaggi "misteriosi" del poeta la studiosa inglese è molto vicina alla realtà: «è probabile che sia andato in Francia come il fatto di essere entrato in contatto con la Scuola Averroistica. Dante aveva anche una forte componente sensuale, come giustamente dice la Reynolds: "Il Fiore" con cui esordisce il poeta è chiaramente di impianto erotico e lui stesso ci tenne a tenerlo in secondo piano». Ma l'idea del Paradiso scritta da Dante sotto gli effetti della cannabis e della mescalina viene bollata da un altro noto dantista, Vittorio Sermonti, come «una sciocchezza, una totale scemenza». «Onestamente sono ipotesi che non ho mai sentito», aggiunge sorridendo. «Mi auguro proprio che lei non l'abbia scritto così perché, per quel che la conosco, è una studiosa seria, persino un pò noiosa, e mi sembra strano che abbia scritto un libro scandalistico». Per questo Sermonti preferisce rimandare un giudizio più articolato, «penso che prima dovrei leggere il libro».
 
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