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Che strana quest'Italia: i sindaci lasciati soli a combattere la prostituzione di strada

Particolare di viso femminile truccato 
 
Sabato, 12 maggio 2007. In Italia le prostitute o i prostituti se non vogliono avere grane con la polizia locale ed incorrere in fastidiose contravvenzioni, come del resto i loro assidui e numerosi clienti, possono eseguire le loro prestazioni lungo strade che non siano comunali, ma statali, provinciali o regionali. O addirittura basta che si spostino di qualche chilometro e si possono già garantire il free work sul terrirotio del comune limitrofo (ad esempio da Padova a Limena, o da Treviso a Preganziol, o lungo la tangenziale di Castelfranco Veneto che non è più di pertinenza comunale). Il problema rimane come prima. Le postitute e i prostituti sono sempre sulla strada, come se fossero sulla spiaggia che ad una certa ora sembrano essere uscite da una via del porto di Amburgo (anni '70). Gli italiani vanno pazzi e dalle ore 22 in poi le strade s'intasano di auto che cercano la più wonderfull (attraente), la più sexy e la più chip (conveniente). Un giro di business (affari) che - secondo uno studio di ricercatori universitari - si aggirerebbe attorno a qualche centinania di milioni di euro all'anno, ma tutto regolarmente in nero. Lo Stato è beffato due volte: non ne ricava nessun introito fiscale ma deve impiegare le proprie forze dell'ordine come deterrente.
Uno Stato che non è in grado di canalizzare il naturale desiderio di fare sesso senza tanti compromessi ma con il portamonete e che si trova nelle condizioni di Zanonato, povero sindaco di sinistra che emana un atto coercitivo contro i consumatori e le prestatrici (i prestatori) del sesso, è uno Stato prefallimentare. Da una parte vuole farci credere che Lui esiste con i filmati in cui i poliziotti hanno sempre la meglio sui malavitosi ma che in realtà è un colabrodo. Se non altro lo vediamo con i nostri occhi: la polizia si dice insufficiente di mezzi, le istituzioni si dicono impoverite di poteri, ed i cittadini che sgarrano sono sempre di più. La riapertura delle case del sesso e del piacere (S&P, nuova sigla registrata nel mezzo di un cuore rosso) sarebbe l'unica soluzione al fenomeno che è diventato insostenibile, irriguardevole e antisociale. Nell'era dei night hard, della moda sbarazzina, della pubblicità ingannevole, dei sexyshop, del You Tube e delle malattie contagiose la risposta del non fare e del multare è anacronistica. Qualcuno "direbbe falsa e demagogica".        
 
Letto sui quotidiani di Padova: «Basta, io le prostitute per strada non le voglio più vedere. Il mio provvedimento vuole combattere il degrado che il fenomeno della prostituzione genera. E lo Stato non mi dà strumenti legislativi adeguati. Posso colpire lo sfruttamento, il favoreggiamento, l'adescamento. Ma non altro. Io voglio eliminare tutto quello che dalla prostituzione deriva». Il sindaco di Padova, Flavio Zanonato, criticato dalla destra, ma anche da alcuni esponenti della sinistra, per le multe ai clienti delle lucciole non riesce a comprendere come il provvedimento non possa essere capito. «Combattere il degrado è una battaglia che non può avere un colore politico. Nella sinistra c'è evidentemente chi non ha le idee chiare. Ma se il comportamento di "libertà" di una prostituta limita la mia libertà, io devo difendermi. E io voglio difendere i cittadini. Posso esprimere solidarietà ad una giovane finita sulla strada, posso aiutarla, ma non posso indicarla come modello di comportamento». Il sindaco di Padova prosegue: «Auspico che anche altri sindaci seguano il mio provvedimento. Ma auspico soprattutto una legge dello Stato che multi le prostitute e i clienti per strada. Per questo incontreremo il ministro Amato».
 
Povero Zanonato, dai trionfi alle sonore scnfitte. Forse ai tempi di Galileo Galilei le cose stavano meglio e chi si vendeva doveva pagare le tasse.
 
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