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Alessandro Bettero gira a Venezia le riprese di una docu-fiction dedicata al drammaturgo

38.Festival Internazionale del Teatro, La donna serpente di Carlo Gozzi
Venezia, 17 luglio 2007 (da una nota di cronaca locale inviata da Mario Vernier). Carlo Goldoni era un uomo «moderno, sanguigno, che amava la vita, le donne, il buon cibo e il gioco». Il teatro, per lui, era il luogo in cui il mondo si materializzava in tutti i suoi conflitti, tra grandezze, follie, bellezze, troppe miserie e poche nobiltà. In tempi di celebrazioni goldoniane, la docu-fiction firmata dal regista-sceneggiatore miranese Alessandro Bettero, "Carlo Goldoni-Venezia Gran teatro del mondo" (prodotta da Amelia Fiorenzato per Vip Mediacom in collaborazione con Kublai Film e Task Communication) si concentra proprio sulla figura del drammaturgo veneziano, e ne ricostruisce la vita mentre metteva mano alla sua riforma del teatro. «Abbiamo pensato di partire da qui - spiega Bettero, che si avvale dei testi di Luigi Lunardi -: in quel periodo a Venezia si scontravano la tradizione della commedia dell'arte e delle maschere, le opere di Carlo Gozzi e il nuovo teatro di Goldoni, ossia il "teatro di carattere": non più maschere che improvvisavano, non più miti greci, dèi ed eroi, nè storie con personaggi irreali o fantastici, ma personaggi ispirati alla vita di ogni giorno, borghesi, popolani, mercanti, portati sulla scena e fatti parlare come la gente comune». Bettero sta concludendo in questi giorni le riprese a Venezia, «ma siamo già in fase di montaggio»: la sua macchina da presa si è mossa tra calli, piazze e campielli veneziani, ha esplorato Palazzo Ducale, Palazzo Pisani Moretta, Ca' Mocenico-Gambara, si è intrufolata nella casa di Goldoni, al teatro Goldoni. Ma nella fiction si potranno scorgere scorci di Villa Pisani a Stra, di Villa Marcello a Piombino, di villa Da Ponte a Cadoneghe, di Palazzo Sambonifacio a Villa Estense, fino ad arrivare al Teatro di Cittadella e al Nuovo di Verona.Girata in alta definizione e destinata al mercato televisivo internazionale (verrà editato in italiano, inglese, francese, spagnolo e probabilmente in russo; durata standard di un'ora), la fiction ha accolto quasi duecento attori e figuranti italiani e francesi, tra i quali spicca Alessandro Bressanello nei panni del drammaturgo veneziano. «Sarà presentata in prima assoluta a Venezia, durante la Mostra del cinema - sottolinea il regsita Bettero - ci pareva la cosa migliore celebrarlo proprio lì». Il film mescola scene di fiction, brani di alcuni allestimenti teatrali interpretati da Ferruccio Soleri, Lello Arena, e poi gli interventi di Luca Ronconi, Pierluigi Pizzi, Maurizio Scaparro, Luca de Fusco. «Le voci narranti aiutano ad interpretare e a capire la situazione - aggiunge Bettero - E quindi danno una chiave di lettura degli accadimenti. Il che racconta molto l'epoca, la vita degli attori, la storia degli allestimenti: non è un approccio critico, ma è come se gli uomini di teatro parlassero del loro collega. Pizzi, ad esempio, dà anche una sua lettura dell'opera goldoniana inedita e molto originale, così pure Ronconi. E illuminano di luce nuova il personaggio Goldoni in rapporto alla sua epoca».
Bettero ama molto Goldoni, «leggendo i Memoires e molte biografie a lui dedicate ho capito quanto fosse moderno e attuale. Per questo non insisto sugli stereotipi del personaggio settecentesco. Certo, i capelli coi boccoli ci sono, ma racconto un uomo sanguigno, che si lascia andare a confidenze con la moglie, che flirta con le sue attrici. Per certi versi è un "Casanova" molto intelligente che vive appieno la sua epoca. Ed è un rivoluzionario, proprio perché parte da se stesso per scrivere. È lui, prima di tutto, l'uomo nuovo di cui parla nella sua opera. Abbiamo insistito su questo aspetto, che crediamo sia la sua essenza più vera: l'uomo del rinnovamento». Goldoni, in fondo, «prende la vita come un grande gioco, o meglio come un grande teatro». Di qui il titolo della fiction, "Venezia Gran Teatro del Mondo": «Venezia è il luogo dei sogni ma anche quello delle possibilità. Come il teatro, luogo di invenzione ma anche luogo in cui si vive. Allora questo gioco continuo tra vita e rappresentazione, o rappresentazione della vita e vita stessa, rende giovane tutta l'opera di Goldoni. E la sua leggerezza condita di acume straordinario e impareggiabile lo ha consegnato ai posteri con quest'aura di immortalità»
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