Adria-Rovigo, 10 settembre 2007 (responsabile della rubrica "Itinerari culturali" A. Miatello). La mostra dedicata ai "Balkani" e il nuovo allestimento della Sezione Etrusca del Museo di Adria, inaugurati due mesi fa, hanno avuto il piacere di essere visitati da più di 15 mila persone, un dato che gli esperti considerano "entusiasmante" data la non centralità di Adria rispetto ai grandi crocevia turistici (Venezia e litorale, Vicenza e campagna, Verona e Lago, Padova e Terme, Treviso e colline, Belluno e Dolomiti).
La percentuale che supera tutti è quella di "visitatori, singoli o piccoli gruppi di amici, che hanno raggiunto Adria appositamente per ammirare questa mostra, provenendo anche da molto lontano". E' invece - e lo si poteva immaginare per ovvie ragioni - "non particolarmente signficativa la percentuale" di coloro che, "essendo ospiti delle vicine spiagge, hanno lasciato la sabbia e il mare per una gita ad Adria". L'idea comunque di aver scelto una data troppo avanti per l'apertura della mostra - fatto inusuale nel Veneto dell'entroterra costellato di tante località turistico-di massa - la dice lunga. Ma gli organizzatori, quelli che hanno creduto fermamente al rilancio di Adria, quale centro culturale, sono comunque molto soddisfatti, dati i numeri raggiunti. Una simile mostra di capolavori dell'arte greca, romana e danubiana se la ricorderanno per molto tempo e gli abitanti locali se "hanno fatto finta di non accorgersene vorrà dire che sono rimasti grezzi e fermi" - è quanto abbiamo sentito da un professore di storia moderna di un liceo padovano. I rodigini hanno l'abitudine di piangersi addosso e a volte perdono l'occasione nel far valere la propria terra. I Capolavori (è d'obbligo con la "C" maiuscola) dell'arte greca, romana e danubiana provengono dalle eccezionali raccolte archeologiche del Museo Nazionale di Belgrado, esposti per la prima volta al di fuori dei territori della ex Jugoslavia. Si tratta di tesori principeschi, realizzati tra Atene e Sparta, la Magna Grecia e l'Italia antica.Valga per tutti la "Maschera di Trebenište", destinata - come la celebre "Maschera di Agamennone", di età micenea - a modellare in oro le fattezze del principe e ad immortalarle per l'eternità.
250 opere per una grandiosa esposizione, la quale celebra, tra l'altro, l'apertura - attesa da cinque lunghi anni - della ricchissima Sezione Etrusca del museo che la ospita, ovvero il Museo Archeologico Nazionale di Adria. Sezione Etrusca che raccoglie il meglio degli oltre 60 mila reperti di epoca preromana conservati ad Adria. Pensate 60 mila pezzi che rimangono quasi sempre chiusi al buio. Il territorio del Basso Polesine è una miniera d'oro, paragonabile per quantità e numero di siti a quello di altre Regioni italiane del Sud ("dove fioriscono i tombaroli" ci diceva spesso il generale Roberto Conforti ai convegni organizzati dall'AIDA).
"Il dato dei 15 mila visitatori è già un successo di dimensioni insperate" - affermano gli organizzatori (la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, la Direzione del Museo di Adria e la Soprintendenza Archeologica del Veneto). "Un risultato assolutamente positivo che è indice inconfutabile di una mostra davvero straordinaria e pressoché irripetibile" - precisa l'ufficio stampa Esseci di Sergio Campagnolo, uno degli artefici della mostra di Adria, curata da Tatjana Cvjeticanin (direttore del Museo di Belgrado), Giovanni Gentili (storico dell'arte) e Vera Krstic (conservatore) e per la collezione permanente da Simonetta Bonomi, direttore del Museo di Adria. Molto intraprendente la dottoressa Bonomi che ha ammesso di sentirsi "un po' imbarazzata" all'inizio del progetto di fronte ad un imegno così grande (conferenze stampa a Rovigo e a Padova).
Già dalle prossime settimane, con il ritorno delle scolaresche sui banchi di scuola, si sono prenotati in molti per rendere visita al Museo. "Le prenotazioni - ci assicurano gli organizzatori - sono in continua crescita, superano quota 5 mila, un dato importante se si tiene conto che le scuole (e quindi la loro programmazione) stanno aprendo ora e che l'attività delle associazioni e dei gruppi è, in molti casi, ancora in "pausa estiva".
Forse per coinvolgere una popolazione che da anni era stata disabituata al piacere della Cultura (cinque anni di chiusura del Museo e un passato di povertà progettuale) sarebbe stato necessario aggiungere anche una semi-gratuità nella visita, delle attività promozionali in diverse direzioni, quello che un ministero burocraticamente antiquato non riesce a svolgere. Non è solo questione di soldi. La politica museale del nostro ministero non è mai molto alla pari con le esigenze della società che cambia. "Saranno bravi a catalogare, ricercare, scavare, scrivere articoli in riviste specializzate del minsitero (ai fini di concorso per andare a Roma) ma per quanto riguarda l'organizzazione museale i nostri sovrintendenti sono antiquati" - sbotta un cultore di archeologia. A volte lo stesso personale di ausilio esprime un sentimento di "abbandono" e di frustrazione. Sembra quasi che gli dai fastidio se entri al museo ("e questo è successo ad Aquileia" - precisa il nostro interlocutore - "ti guardano come se tu fossi un intruso. Non ci sono spiegazioni, niente depliant, le scritte sono consunte, l'arredo è pessimo".).
Adria avrebbe dovuto essere come Rovereto (vedi MART) con un museo che diventa il fulcro per tante altre attività socio-culturali e non contenitore per uso e consumo dei "ricercatori e degli imboscati" (il riferimento è solo caricaturale), come del resto ci sembra quando entriamo in certi uffici ministeriali. Vediamo, annotiamo e ad un bel momento dobbiamo pur dirlo. A Roma, nella guardiola del Ministero per i beni culturali a Trastevere, c'erano ben sette uscieri che chiecchieravano, fumavano, parlavano ad alta voce. Non ditemi che il sovrintendente non li vede. Comunque siete fortunati se potete trovare il direttore generale nel suo ufficio. E' quasi sempre in missione. Le guerre, i governi nuovi, ...è sempre in trincea poveretto!
Quando abbiamo partecipato alla preview stampa ci siamo resi conto quanto grande fosse la collezione prestata da Belgrado par rapport alle vetrine piene di cocci del Museo. Ci siamo ritornati una seconda volta all'inizio d'agosto con altri amici perchè lo meritava, sostando poi una bella mezza giornata in una cittadina che mantiene ancora il gusto del buon vivere. Non abbiamo comunque notato un orgoglio della cittadinanza per la grandiosa mostra. Sicuramente se avessero messo due Ferrari di Formula uno ed una Yamaha di Valentino Rossi tutta le gente ne avrebbe parlato e ...beato.
BALKANI. Antiche Civiltà tra il Danubio e l'Adriatico. Adria. Museo Archeologico Nazionale (Parco Regionale Veneto del Delta del Po) 8 luglio - 13 gennaio 2008.Catalogo Silvana Editoriale.
Queste immagini sono più che eloquenti per far capire quanto valga la pena per dirigersi verso Adria. Per chi viene da Padova, si ricordi che deve auscire a Rovigo e prendere la direzione per Adria, passando per l'Ospedale. In venti minuti sarà in centro del paese e troverà subito dei cartelli che gli indicheranno il Museo - Parco Regionale del Po. Se vi fermate a pranzo recatevi al Ristorante Minuetto (corso Vittorio Emanuele, 200, tel. 042623523) che lo consigliamo per il suo ottimo menu.