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Beuys e Barney riempiono di vasellina, miele, grasso e strane installazioni plastiche il Palazzo Venier dei Leoni. Un'arte dirompente che fa discutere

(Joseph Beuys) Richard Wagner. Visions dartistes. DAuguste Renoir à Anselm Kiefer

 

Venezia, 5 agosto 2007. La mostra si svolge nella sede principale dove di solito ci sta la collezione permanente della Signora Peggy Guggenheim, mentre quest'ultima è stata "traslocata" negli spazi dove si svolgono le mostre tempoporanee (ala laterale, sale accanto al bar-ristorante). L'impatto è ancora più grande ed è giusto che sia stato così. Se non altro i due sponsor principali - RIGroup e Deutsche Bank - lo meritano per lo sforzo sostenuto. 

Ci sono delle "vetrine", concepite fin dall'inizio come strutture espositive di un museo, dove dei due artisti vengono esibite le "maquette" dei loro grandi progetti, e quella cosiddetta delle sculture che configurano in effetti vere e proprie grandi installazioni. Alcune delle quali occupano interamente una stanza, come ad esempio la "Pompa al miele sul posto di lavoro", realizzata nel 1977 da Beuys in occasione dei 100 giorni della VI edizione di Documenta a Kassel in Germania. Che appare una complessa e perfino strambalata "macchina celibe" composta di motori elettrici (di navi), lunghe canne di gomma e contenitori di latta riempiti di miele e grasso. "Beuys associava il miele che circolava al calore e all'energia" - ci spiega la curatrice Spector - "esso simboleggiava il potenziale della Free International University che identificava la creatività con l'attivismo sociale, nel voler permeare la società tradizionale". Ma a questa installazione, nelle sale adiacenti, viene a contrapporsi l'impressionante lavoro "Chrisler Imperial" del 2002 di Barney, fatto di cinque "esuberanti" elementi realizzati con cemento, tele bianche, metallo, marmo e gelatina gialla, che "pare in effetti ciò che resta di una residenza misteriosa e forse aliena" - come una collega di Torino ci esprime il suo sentimento.

E' tuttavia proprio dal confronto di queste due grandi installazioni che si capisce bene la differenza immaginativa, filosofica ed estetica esistente tra i due artisti. Mentre infatti il lavoro di Beuys risulta duro e brutale, che ci sembra sia poco incline a concedere alcunchè alla piacevolezza ("molto tedesco, decisamente rigido, un italiano non lo farebbe mai" - sempre a detta della nostra collega torinese), quello del giovane Barney appare invece "solo sottilmente e misteriosamente minaccioso, per certi aspetti perfino estetizzante con i bianchi delicati delle tele".

Ambedue sembrano - ma forse la nostra visione è troppo superficiale perchè ci ritorneremo con calma -possedere alcuni lati comuni. Si avverte tuttavia una specie di logica comune, quella cioè di coinvolgere lo spettatore in un mondo ed una visione non pacificata ma, al contrario, densa di paure e di inquietudini nascoste all'interno delle nostre coscienze, del nostro appunto subcosciente. Alcuni intervistati fra i presenti della vernice stampa considerano questi autori più vicini ad un'arte sciamanica che a quella tradizionale. Concettuali sì ma con tecniche pittoriche o platiche più vicine al nostro mondo. Beuys sarebbe il modernista mentre Barney il post-moderno che, con le sue travagliate performance, andrebbe oltre perchè "interagisce con le sculture esposte, invocando la bramosia dell'atletica estrema, il tentativo di creare la forma attraverso la resistenza  e l'idea della potenzialità resa libera dalla disciplina" (Spector, passaggio tradotto da Alexia Boro).

Ottima la preparazione dei comunicati (responsabile Alexia Boro) e la presentazione alla stampa da parte della curatrice Nancy Spector e del direttore Philip Reylands.

  

P.S.

Beuys l'avevamo conosciuto a Pescara con i suoi OILstone, grosse vasche di granito riempite di olio d'oliva di frantoio, poi un'altra volta al Beaubourg con una sala piena di coperte di feltro (rievocava le coperte tessute con i capelli degli ebrei?), ma di Barney conoscevamo poco, nonostante lo si accomunava alla estravagante moglie Bjorg, rockstar famosissima. 

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