
Articolo di: Media Release
Pubblicato il: 21.06.2007
In breve:
Forse mai come in questo caso un evento culturale inciderà in maniera così pervasiva sulla città, non limitandosi ad utilizzarla come quinta o travolgendola per il breve volgere di una nottata, ma innervandosi in essa, diffondendosi fino alle sue periferie, prolungandosi nel tempo fino a cambiarne la percezione: quale che sia la valutazione di ciò
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Venezia, 21 giugno 2007 (servizio di N. Manganello e A. Miatello; servizio fotografico di A. Boaretto e Fulvio Roiter; nel riquadro Roiter e Boaretto). "Forse mai come in questo caso un evento culturale inciderà in maniera così pervasiva sulla città, non limitandosi ad utilizzarla come quinta o travolgendola per il breve volgere di una nottata, ma innervandosi in essa, diffondendosi fino alle sue periferie, prolungandosi nel tempo fino a cambiarne la percezione: quale che sia la valutazione di ciò" - così si legge su una pagina della stampa locale. Infatti, la kermesse coinvolgerà tutta la città, dall'Arsenale, ai Giardini e da questi verso varie parti del centro storico.
(Particolari del padiglione Canada, David Altmejd)
Dando uno sguardo alla cartella stampa già distribuita a Roma e alle varie notizie che sono in seguito apparse sui giornali, gli appuntamenti e le presenze annunciate sarebbero oltre cento artisti per la mostra internazionale, e 70 mostre tra eventi collaterali e presenze straniere in giro per la città. Su un piano strettamente qualitatitvo, ci sussurra un addetto ai lavori dell'ufficio stampa della Biennale che i bilanci si faranno più avanti, e "potrebbero investire anche i destini futuri dell'attuale vertice della Fondazione, visto che il presidente Croff è in scadenza, ma probabilmente non disdegnerebbe un bis, a onta di Cacciari e Galan ("abbiamo cambiato il nostro modo di lavorare - ha dichiarato ieri - per la divulgazione dei temi del contemporaneo cui il pubblico dimostra un gradimento crescente")".
(Fulvio Roiter visto da Alcide Boaretto; un particolare del padiglione Francia)
Con la modestia di sempre, ci sembra che
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(Particolari del padiglione Canada, artista David Altmejd)
Notiamo una tendenza nel far Venezia come una "vetrina che possa veramente stare in sintonia con il resto del mondo" - ci dice Gabriella Marchesini. E grazie anche agli sviluppi recenti o prossimi (Palazzo Grassi e Punta della Dogana al collezionista Pinault, ora la nuova Fiera Cornice al Tronchetto, in futuro il museo Vedova e
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(L'artista David Altmejd; particolari del Padiglione USA, artista Feliz Gonzales-Torres)
Ritornando alla più bella città al mondo, dove l'uomo l'ha modellata a suo piacere, scesi dalle scale della stazione di Santa Lucia (unico rammarico per l'arredo schifosissimo e per la sporcizia sui binari e dietro gli angoli) notiamo dei coccodrilli fucsia del gruppo Cracking Art che fanno mostra di sè in Canal Grande, oppure per le targhe e insegne stradali, con scritte in italiano, inglese e cheyenne, realizzate dall'artista indiano americano Edgar Heap of Birds per invitare i passanti a riflettere su grandi temi della storia e della cultura mondiale. Ha fatto discutere, ma non più di tanto, l'installazione 'Democrazy' di Francesco Viezzoli al Padiglione italiano, protagonisti Sharon Stone e Bernard-Henry Lévy in una parodia della politica americana. Come la gigantesca installazione di Giuseppe Penone composta di pelli di animale usate come tappezzeria. Con un gioco di parole "spazi coperti dalle mani, spazi svuotati dalle mani. Lo spazio della scultura riempito di linfa. Il flusso della mano che scorre sulla corteccia degli alberi, che rivela la forma del legno e le vene del marmo", entriamo e usciamo dalla sua voglia nel farci suggestionare dalle potenzialità intrinseche della materia. Più è vasto l'ambiente e più gli artisti si sentono vicini a Dio. L'arte non ha limiti. Non mancano, come al solito nelle mostre, opere con contenuto politico. Forse più della metà degli artisti scelti ha esposto delle opere con messaggi socio-politici, di protesta, poche volte ironiche. Segno questo che l'artista si sente parte e non sopra le parti. L'argentino Leon Ferrari con le sue illustrazioni sulla violazione dei diritti umani è uno dei tanti esempi di questa Biennale politicizzata. Molte sono le opere che perdono il loro connotato artistico per diventare mezzi di comunicazione, oggetti che sembrano da spazzatura ma che vengono riciclati e rimessi in moto con meccanismi sofisticati come la complessa foresta di oggettistica (più o meno erotica) sostenuta da corde multicolore e allegramente mescolata con scritte al neon dell'americano Jason Rhoades.
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(Angelo Miatello con Aldo Andreolo e Marica Rossi; una scultura sospesa; un pannello della 52. Biennale)
All'Isola San Lazzaro degli Armeni vi sono attorno alle mura, dentro il giardino una moltitudine di scritture che si illuminano di notte (molto suggestive quando si passa accanto con il vaporetto ritornando dal Lido) di Joseph Kosuth*, il pioniere dell'arte concettuale. Invitato da Adelina von Furstenberg, fondatrice di Art for The World, ha fatto sil suo debutto lagunare con un progetto pensato proprio per Venezia: 'Il Linguaggio dell'Equilibrio'. Il neon, una volta inventato per le insegne di esercizi pubblici di città metropolitane, ora è il supporto preferito per comunicare l'arte. L'addobbo dell'isola degli Armeni sembra un po' natalizio anche se la sistemazione delle scritte che da lontano sembrano tratteggi per l'artista non sono casuali. Arte invasiva? Forse sì, forse no. Anche il veneziano Plessi si era sbizzarrito sulla riva accanto ai Giardini con una gigantesca installazione "su cui scorrevano lampi e fasci di luce". Arte invasiva e sprecona? Forse sì, forse no. Ormai l'artista è come un'aquila senza ali: può volare virtualmente. Siamo noi che ne decretiamo l'altezza.
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(Alcide Boaretto con Aldo Andreolo e degli amici; un'artista che passeggia di fronte all'entrata; Arsenale; Robert Storr introduce l'apertura della 52. Biennale)