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A Treviso in Casa dei Carraresi (Fondazione Cassamarca) dal 20 ottobre Gengis Khan e il tesoro dei Mongoli

Gengis Khan e il Tesoro dei Mongoli

Treviso, 21 ottobre 2007. E' stata inaugurata in pompa magna a Casa dei Carraresi nel centro storico di Treviso la mostra "Gengis Khan e il tesoro dei Mongoli", facente parte delle quattro grandi mostre "La Via della Seta e la Civiltà Cinese", inventate da Adriano Madaro e "sposate" dal presidentissimo Dino De Poli (Fondazione Cassamarca). Alla vernice è venuto anche l'Ambasciatore cinese in Italia con un seguito di autorità e studiosi.  

L'esposizione trevigiana, in programma fino al 4 maggio dell'anno prossimo, proseguendo l'ideale cammino iniziato nel 2005 con la mostra "La nascita del Celeste Impero", mette in bella mostra più di quattrocento preziosi reperti archeologici, alcuni dei quali inediti e solo da poco scoperti, che testimoniano l'evoluzione della civiltà cinese dal X al XIV secolo.  

Gengis Khan e il Tesoro dei Mongoli  Gengis Khan e il Tesoro dei Mongoli

Il percorso, attraverso quattro secoli di storia cinese, è organizzato in cinque sezioni: "L'oro delle steppe" con reperti d'oro finemente lavorati, "Gengis Khan e le conquiste dell'Impero Mongolo" con una serie di armi, elmetti, frecce e spade che documentano la potente macchina da guerra istituita per le conquiste territoriali, "Il viaggio di Marco Polo e il trionfo della via della seta", "I misteri della dinastia oltre le grande muraglia" e "Le più belle porcellane di tutti i tempi".  

Gengis Khan e il Tesoro dei Mongoli Gengis Khan e il Tesoro dei Mongoli
Gengis Khan e il Tesoro dei Mongoli Gengis Khan e il Tesoro dei Mongoli

Gengis Khan nasce con il nome di Temjin, probabilmente nel 1162, primogenito di Yesgei, un capo della tribù mongola dei Kiyad. Quando il padre viene avvelenato ad opera dei confinanti Tartari Gengis Khan ha solo 10 anni, una madre e tre fratelli più piccoli. E deve combattere contro l'ostracismo della sua tribù che non vuole accettare un capo tanto giovane. Verso l'età di 20 anni si allea con Toghril, khan dei Karauti, in quel momento forse il capo mongolo più potente, vassallo dell'imperatore Chin. Durante questo periodo ha modo di conoscere alcuni di quelli che diventeranno, in seguito, suoi generali Jelme, Sbetei, Jebe, Muqali. E nel 1206, Temjin (il fabbro), durante un khurultai - il concilio di capi tribù - ottiene il titolo di Genghis Khan che significa "grande oceano".

L'uomo nato per diventare capo, che ha unificato le tribù mongole, adotta il sistema militare degli Unni basato sul sistema decimale. L'esercito viene suddiviso in unità di 10, 100, 1000 e infine 10.000 tumen (soldati). E comincia la creazione del grande impero attraverso una serie di campagne militari, segnate da clamorose vittorie (anche con l'uso spregiudicato di mine esplosive), Dapprima muove contro gli Xia Occidentali e poi nel 1209 si rivolge contro lo Stato di Chin e nel 1215 assedia, conquista e saccheggia la capitale dei Chin, Yanjing. Nel 1218 le terre controllate da Genghis Khan si estendono verso ovest fino al Mar Caspio ad ovest ed al Golfo di Persia ed al Mar Arabico a sud.

 

Gengis Khan e il Tesoro dei Mongoli Gengis Khan e il Tesoro dei Mongoli

Nel 1223 annette anche il Khwarezm ai domini mongoli. La campagna finale comincia nel 1226 con l'attacco ai Tanguti e nel 1227 assume il controllo della capitale Lintia-fu. Ma, e questa è leggenda, nell'estate del 1227 cade da cavallo e due mesi dopo, il 18 agosto 1227, muore e il suo corpo viene riportato in Mongolia e sepolto in una località segreta (non è mai stata scoperta la sua tomba). Prima di morire conferma il figlio maggiore Ogodei come successore e detta, dal suo letto di morte, al figlio più giovane, Tolui, le istruzioni belliche per la distruzione dell'impero Chin. Lascia una discendenza legittima di quattro figli ed un numero piuttosto grande di figli illegittimi. 

 Gengis Khan e il Tesoro dei Mongoli Gengis Khan e il Tesoro dei Mongoli
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Servizio fotografico in esclusiva per aidanetwork di Alcide Boaretto. Redazionali di J.Belhumeur, A. Miatello e Anne Douzou (Parigi). 

 

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