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Avanti tutta birra per una Biennale che va rifatto il planning: da Venezia al Triveneto

Franco Miracco
Venezia, 29 novembre 2007. Avanti tutta birra...."con rinnovamento, interdisciplinarietà, prolungamento delle attività, interazione con la città e il territorio, riassestamento organizzativo, capacità di anticipare il nuovo e non solo di esserne vetrina: sono solo alcuni fra gli innumerevoli spunti usciti dalla due giorni di discussione sul futuro della Biennale, organizzata dalla Regione assieme al Comune e alla Confindustria regionale alla Scuola di San Giovanni Evangelista a Venezia, e destinata a riproporsi in futuro". Insomma un vademecum per portare la Biennale-nave ad un punto più alto di quello che già è.
Ma la confusione rimane, soprattutto per quei giornalisti presenti (non italiani) quando hanno sentito dalla bocca impastata di Franco Miracco che probabilmente si avrà la pubblicazione degli atti di questi due giorni di colloqui ma "siamo nell'inedita situazione di avere insieme due presidenti, uno che non si dimette, e l'altro che non può arrivare. Ed essendo la Biennale ancora priva di uno statuto, il consiglio di amministrazione non ha deleghe, e non può fare nulla per superare l'impasse".
Fra gli ottanta iscritti a parlare, tra curatori, storici e docenti, non abbiamo visto i rappresentanti del governo, cioè del Ministero per i Beni Culturali. Nessun segretrario generale. Di solito a Venezia si è sempre fatto vedere l'arch. Pio Baldi, minuto con gli occhiali, il vestito di grisaglia e le scarpe Clark. Stavolta la sedia era vuota (l'ha inventato De Gaulle per bloccare l'Europa). E sempre Miracco ha garantito che "erano stati per tempo avvertiti", dunque, aggiunge il luogotenente del "governatore" Galan "è stato un gesto di negligenza che dispiace".
Per Borga, neo presidente di VeneziaFiere "oggi la globalizzazione richiede che si riveda il rapporto fra cultura ed economia, che si rilancino le sinergie fra pubblico e privato, che si favorisca l'ingresso di nuovi attori e si definiscano nuovi percorsi, assumendo il cambiamento come cultura di base". "Fra i miei obiettivi ci sarà l'inserimento nel nostro azionariato di Veneto Sviluppo, l'utilizzazione del know-how fieristico di Verona (detentrice del 35 per cento delle azioni, ndr), la valorizzazione del marchio di Venezia e di tutto il sistema Veneto, anche attraverso la creazione di un tavolo di confronto aperto a tutte le realtà che intendano esserci". "L'imprenditoria in particolare -  ricorda Borga - "ha maturato la convinzione che il successo dipende anche dal ruolo sociale che essa esprime nel territorio in cui vive, che è rappresentato e supportato dalla cultura". Detto per inciso solo Dio sa quanti soldi vengano sprecati con Veneto Sviluppo! E qui il cerchio si chiude.
Un po' di retorica si è sentita attorno alla storia della Biennale sorta negli stessi anni della nascita di Marghera-chimica: "abbiano portato la modernizzazione a Venezia. Ora è importante che a distanza di un secolo ci si trovi a discutere di come ridefinire gli obiettivi di queste due realtà, che in qualche modo continuano evidentemente ad essere sinergiche". Un aspetto toccato, fra gli altri, anche dal direttore di "Domus" Flavio Albanese, che suggerisce "la riconversione dei fabbricati industriali in via di dismissione come nuove opportunità per la Biennale (spazi e sedi) e per Venezia (un allentamento dalla morsa del turismo), oltre ad una possibile cerniera culturale con tutto l'entroterra veneto". Non si capisce quali siano questi fabbricati se in territorio prettamente inquinato o altrove. Venezia purtroppo non ha alloggi sufficienti per offrire opportunità di vivere. "Tutto è troppo caro e gran parte degli edifici ristrutturati sono stati trasformati in mini o midi appartamenti a prezzi folli. In più i contratti si fanno quasi sempre in nero. E' una città in mano agli speculatori immobiliaristi. Ormai la diaspora dei veneziani si è trasferita altrove (a Mestre, a Mogliano, a Noale, a Marcon...)" - sbotta Marco Silvestri di Roma, giornalista culturale che tutti noi riveriamo come molto serio e preparato. Le sue tabelle sul numero dei visitatori dei musei sembrano fabbricate artificialmente perchè divergono con quelle che a volte dichiarano "ufficialmente" gli uffici stampa incaricati.
Dunque per Biennale bisognerebbe rifare il planning ed allargarla al Triveneto senza se e senza ma. Un esempio concreto. Il Veneto è la Regione con una struttura teatrale capillare e storica (ci sono teatri bellissimi in tutte le città e cittadine, ville palladiane, chiese, castelli, città murate, piazze sceniche) perchè non pensare ad un programma di teatro che coinvolga l'intero territorio?
E qui un'altra Regione bisognerebbe ripensare.      
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