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Il mito americano attraverso la pittura, la fotografia e il cinema. Una mostra con 231 dipinti di 50 artisti al Santa Giulia di Brescia

Jeanne Belhumeur di profilo 
Brescia, 23 novembre 2007 (dai nostri inviati Belhumeur e Miatello). "America! Storie di pittura del Nuovo Mondo" è la mostra che Marco Goldin presenta per una prospettiva storica che inizia nel 1825, con la nascita della Hudson River School. "Si parte con la pittura dominante, d'influenza inglese, che va dalla presa di coscienza di un'identità tipicamente americana" - come ci spiega Goldin. Mezzo secolo fa quella pittura "romanticamente grandiosa non aveva seguito nemmeno dov'era nata" - ci precisa un collega. "In Europa, i pochi che la conoscevano la ritenevano artificiosa, scolasticamente descrittiva, irreale nelle atmosfere sempre terse. Le opere, sparse nei musei del Paese, apparvero insieme solo nel 1980, con la rassegna "American Light" della National Gallery di Washington. Seguirono altre mostre in America, Francia, Austria, e finalmente nel 2002, a Londra, la Tate Gallery allestì la strepitosa esposizione "American Sublime. Landsape painting in the United States, 1820-1880".
Ora, finalmente con questa "America!", arrivano in Italia gli esiti di una ricerca storiografica completa, con un catalogo, edito da Linea d'Ombra e stampato presso Antiga di Cornuda, di 400 voci, comprendenti 231 dipinti di 50 artisti, 60 fotografie vintage, 10 sculture, altrettanti acquerelli e numerosi oggetti d'uso dei nativi (vestiti, giubbi, scarpe, sandali degli Indiani, il cappello, la pistola, il fucile, la sella di Buffalo Bill, i ricordi di quando venne a Brescia e a Venezia con il suo gruppo di cow-boy).
Non poche sono le opere che hanno un grande valore stilistico, dalle "White Mountains" dipinte nel 1827 da Cole al vertiginoso tripudio di luce e nuvole di schiuma delle "Cascate del Niagara sul versante americano" di Church del '67. Poi, nelle descrizioni di precipizi e tempeste del West, Bierstadt e Moran raggiungono intensità pittoriche che ci ricordano il Turner visto a Venezia, mentre Remington e Catlin si dedicano efficacemente a far rivivere per immagini i costumi dei "Red Men". La mostra di Brescia passa quindi a documentare le fasi storiche dedicate ai paesaggi tropicali ed esotici, tra il Centr'America dalle piante lussureggianti e il Nord Atlantico dei ghiacci, il viaggio in Italia e in Francia e le scene "really Western" del precinema realista su Custer e Bill Cody. A questo punto, rifacendosi all'effetto di trascinamento della prima esposizione francese portata a New York da Durand-Ruel, nel 1886, si apre una rassegna sull'Impressionismo americano, con le presenze di autori come Inness, Hassam, Robinson, e Twatchman, alfieri in patria, e la Cassatt, Whistler, Sargent molto conosciuti in Francia. Due esempi significativi: per il paesaggio, il "Laghetto smeraldo, Yellowstone" (1895 circa) di Twatchman; e per il dipinto di figura, "La piccola Ellen Mary con la mantellina" della Cassatt.
La conclusione della passeggiata artistica lungo le sale del Santa Giulia avviene con Thomas Eakins e Winslow Homer, fautori di un realismo testimone di tempi nuovi. È di Homer il dipinto "Le insidie della nebbia", visto quale chiusura simbolica del percorso, di cui Goldin sottolinea anche la valutazione ai fini assicurativi, per il primato dei 60 milioni di euro imposti (su un totale complessivo di 1.250), anche se il suo "Chiaro di luna sul fiume Seguenay" degli anni 1904-'09 potrebbe sembrare più proteso verso il futuro.
Il bilancio è positivo e non basta averla vista una sola volta. Bisognerà ritornarci con più calma, dopo anche aver letto e studiato il catalogo che è composto da una quindicina di collaboratori tutti esperti di storia dell'arte contemporanea americana. Un catalogo arricchito di apparati, fotografie e versi poetici dello stesso curatore che pesa più di un chilo. 
La nuova mostra di Linea d'Ombra è innazitutto "una colossale macchina delle emozioni, concentrata sul luogo e il periodo probabilmente più importanti per il nostro immaginario, non solo occidentale: l'America dell'Ottocento, il mito della Frontiera, il West, i cowboy e gli indiani. Una mitologia costruita da una poderosa industria culturale - fondata sulla fotografia, il cinema, i fumetti, la letteratura, il giornalismo, la televisione - ma basata sulla rilettura sempre aggiornatissima di alcuni degli archetipi umani di sempre: la curiosità per l'ignoto, il piacere della scoperta, il gusto dell'avventura e della sfida, l'immersione nella natura" - scrive splendidamente Ennio Pouchard che non manca mai ai grandi appuntamenti.
In mostra ci sono anche due sale multimediali per immergersi in quella che poteva essere la filosofia del tempo di questi artisti. Durante i sei mesi della mostra vi è un vasto e approfondito ciclo di dibattiti e i numerosi eventi mediatici collaterali, per i quali ha Goldin ha mobilitato alcuni fra i maggiori esperti italiani della società americana, per discutere del mito americano e del suo contagiarsi. 
La mostra rimarrà fino al 4 maggio del 2008 a Santa Giulia a Brescia (biglietto 12 euro, orari da lunedì a giovedì ore 9-19, da venerdì a domenica ore 9-20, info. 0422.429999). Va ricordato altresì il ricco programma di appuntamenti incentrato sul cinema, il giornalismo, la letteratura, lo sport, l'esplorazione e il fumetto, che coinvolgerà per tutta la durata della mostra personaggi come Antonio Caprarica, Gianni Riotta, Giulio Anselmi, Furio Colombo, Vittorio Zucconi, Arnoldo Foà, Fabio Volo, Sergio Bonelli (il padre di Tex), Reinhold Messner, Nino Banvenuti, Alex Zanardi, Gianni Minà, Elio e le Storie Tese e Jovanotti. Ma già da venerdì pomeriggio ci saranno i testimonial Mike Bongiorno e Dan Peterson, che faranno da guida alla mostra per un gruppo di visitatori prenotati.
Goldin ci ha anticipato che dal 26 novembre scatteranno già le prenotazioni per la mostra del prossimo autunno, dedicata ai capolavori del Louvre, con nomi come Raffaello e Leonardo, come lo si evince dall'opuscolo inserito nella cartella stampa.
 
 
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