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Goldoni e il giuocatore al Teatro di Santa Marta

Goldoni e il teatro nuovo (particolare della conferenza stampa), Miracco, Scaparro e Andreolo 
Venezia, 24 luglio 2007 (da una nota di cronaca locale). Il ripensare la contemporaneità del teatro goldoniano, punto cardine del programma del Campus universitario internazionale (all'interno del 39. Festival del Teatro della Biennale di Venezia), pare intento pienamente raggiunto nell'assai applaudita "mise en espace" del "Il padre di famiglia" di Carlo Goldoni. Venerdì sera al Teatro Giovanni Poli di Santa Marta, spazio culturale cittadino che meriterebbe anche maggior utilizzo, La compagnia Questa Nave ha infatti attualizzato, con ambientazione agli anni Quaranta, un noto testo di Goldoni, aggiungendovi anche qualche inserto del commediografo veneziano tratto da "Il giuocatore". Efficaci nella semplicità la riduzione, il libero adattamento e la regia di Antonino Varvarà, con le scene a pannelli mobili grezzi di Giovanni Milanese e l'utilizzo di una ricostruita radio d'epoca, ad evocare lo spirito del tempo con noti brani. La vicenda dei "maritamenti" mancati, gli intrecci amorosi tra due fratelli e due sorelle, un tutore e i veri burattinai della vicenda, il padre e la madre, hanno poco della commedia e molto del "dramma borghese", genere del quale lo stesso regista Varvarà ha lanciato l'ipotesi di Carlo Goldoni quale precursore. "Ho sempre avuto l'impressione - ha aggiungo - che in Goldoni il cosiddetto lieto fine sia quasi una obbligata chiusa". Impressione confermata ne "Il padre di famiglia", dove la pace all'interno del nucleo familiare si ricompone non senza lasciare evidenti ferite. Nella figura del padre, poi, sono stati sottolineati aspetti "disciplinari" propri di alcune figure del Ventennio, evidenti nel fallimento dell'assegnazione di premi e punizioni secondo parametri non corrispondenti alla realtà mutata.
 
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