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De Poli e Zaia di nuovo a duello con battute e battutine spiritose: i trevigiani ridono e si strizzano l'occhio

Carrelli allineati
Treviso, 20 giugno 2007 (da una nota dia genzia locale). Dino De Poli e Luca Zaia ogni tanto si fronteggiano a suon di battute. Non vince mai nessuno, nonostante i giornali locali si divertino a costruirci ricchi servizi di cronaca e in tutti i bar del centro non si parla che di loro. Il primo assomiglia a Sancho Pancho ed il secondo al comico sicilianono Ingrassia. La frase pronunciata dal presidente di Fondazione Cassamarca sul Sant'Artemio ("Zaia ha fatto la frittata") ha mandato su tutte le furie il vicepresidente della Regione, che si lascia andare ad una dura invettiva, condita da qualche pizzico di humor. «De Poli è sempre in ritardo, il 25 aprile con le sue frittate è passato da tempo. A me risulta che il Sant'Artemio sarà inaugurato nel giro di un anno e mezzo, mentre l'Appiani che è partito cinque anni prima fatica ancora a trovare inquilini». Zaia toglie a De poli la patente di mecenate: «È un'idea che lui vuol far passare, ma non esiste. Il mecenate è quello che investe i propri soldi, non quelli degli altri».
Il vicepresidente della Provincia lancia provocatoriamente una sfida al presidente di Fondazione: «Se fossi al suo posto io nell'area dell'ex Secco farei un mega centro di diagnosi per lo screening dei tumori, per far sì che la gente non debba aspettare sei mesi per andare a farsi una tac o una risonanza magnetica». Zaia non risparmia le rasoiate: «Va dicendo che adesso a Treviso si ragiona perché non ci sono più Gentilini e Zaia, ma a me sembra di avergli dato molti elementi di ragionamento. Lui è abituato ad avere attorno persone col cappello in mano, ma dovrebbe sapere che io non appartengo a quella categoria».
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