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Mario Cavaglieri. Un ebreo che viene riscoperto dalla critica quale grande maestro del secolo scorso. Maestosa mostra a Palazzo Roverella di Rovigo

Mario Cavaglieri, retrospettiva (particolare di unopera esposta)
Rovigo, 11 febbraio 2007 (da una nota inviata da Ant. Ant. di Ferrara). "È vero che Cavaglieri è sempre stato noto, ma bisogna anche ammettere che lo è stato presso un pubblico selezionato di critici e artisti, anzi presso un certo tipo di critici, nella favorevolissima convergenza fra due 'grandi critici' come Roberto Longhi e Carlo Ludovico Ragghianti, e presso un certo tipo di artisti, con particolari formazioni, e predilezioni. (...) lo si è alimentato e custodito quasi con gelosia, forse pensando, in questo modo, di interpretare al meglio le stesse disposizioni di Cavaglieri." Così si esprime Vittorio Sgarbi, curatore della mostra di Cavaglieri in quel di Rovigo, che ha messo in evidenza la grandezza dell'opera di un artista cosi poco conosciuto (non abbiamo trovato tracce di lui nelle Enciclopedie italiane, forse perchè ha espatriato in Francia?) ma di notevole spessore per la storia dell'arte contemporanea. "Forse le avanguardie o forse la discrezione dell'artista stesso hanno fatto sì che con silenziosa nobiltà passasse inaperçu. Fatto sta, alla fine, un riconoscimento bisogna pure tirarlo fuori", ha detto il  sindaco di Rovigo. "I francesi hanno avuto Bonnard, Vuillard ed i Fauves, ed una critica storica dell'arte ben preparata ed accuratamente intuitiva. Come per il Liberty, moltissimi altri grandi artisti dell'Ottocento ed inizio Novecento, in Italia, sono stati sacrificati a favore di un storicismo tutto improntato sul Rinascimento. Così si riparte, un "punto d'inizio" di un percorso culturale, in cui forse è arrivato il momento di fare uscire anche il "nostro" Bonnard, l'oramai consueto accostamento" (di Alessia Vedova).

Mario Cavaglieri, retrospettiva (particolare di unopera esposta)   Mario Cavaglieri, retrospettiva (particolare di unopera esposta)  
Mario Cavaglieri, retrospettiva (particolare di unopera esposta) Mario Cavaglieri, retrospettiva (particolare di unopera esposta)

Eppure Mario Cavaglieri si distingue dalle tendenze post-impressioniste francesi anche se viene spesso paragonato a Bonnard o al Matisse anni '20 -'30. La parola che definisce al meglio il suo stile è forse "sincretismo". Dopo un periodo accademico, dove predominava il paesaggio, la sua tecnica evolve, verso una spiccata gestualità della pennellata, lineare e materica, che prende vita dalle tendenze artistiche del primo Novecento, e si sviluppa in un personale linguaggio pittorico da cui deriva un espressionismo fuori dal comune. Una pennellata vigorosa, con impasti pittorici, che fa vibrare la composizione. La scelta per un cromatismo aggressivo è dominata da toni freddi alle volte presenti anche nei colori più caldi. Gli accordi altisonanti dei rossi, verdi e azzurri diventano elementi attraverso i quali l'artista ci comunica un'emozione. Gli insegnamenti di Laurenti riguardo alle nuove tendenze decorative nella pittura, incanalarono gli interessi di Cavaglieri che tuttavia, come ci dice Sgarbi, anziché aderire "al decorativismo caro ad Aurier, fortemente soggettivo, parallelamente sviluppato dalla Secessione di Monaco e di Vienna, Cavaglieri rivolge la minima attenzione all'intento simbolista, preferendo alla vecchia e nuova mitografia una dimensione decisamente meno eroica, più legata al presente, e secondo una prospettiva di edonismo intimo, quotidiano, domestico".

Mario Cavaglieri, retrospettiva (particolare di unopera esposta)   Mario Cavaglieri, retrospettiva (particolare di unopera esposta)
Mario Cavaglieri, retrospettiva (particolare di unopera esposta) Mario Cavaglieri, retrospettiva (particolare di unopera esposta)

Cavaglieri scopre la figura umana ed inizia a ritrarre i domestici ed il suo ambiente familiare. Ma l'oggettività di questo intimismo viene traslata da una tecnica vivace in un universo di "spiritualità" pura, dove il dato percettivo coinvolge le emozioni dello spettatore attarverso una semplificazione delle raffigurazioni. La figura rimarrà una costante nella sua opera, e anche più tardi, quando incontrerà il suo grande amore Giulietta Catellini, non si stancherà mai di dipingerla e sbozzarla in numerosi disegni. La figura, il paesaggio e gli ambienti sono elementi complementari che vengono inseriti sullo stesso piano, esaltando prima di tutto "la bellezza delle loro forme" che si incorporano. La visione dandy-decadente di Controcorrente con l'opera di Cavaglieri trova un epigono, che tuttavia detrae il senso "negativo" per inneggiare alla vita. Una poetica personale, in piena autonomia, con la quale realizza una propria dimensione contemplativa che riconquista quando si ritira nella sua residenza in Francia, dopo essersi ispirato per molti anni all'universo dei salotti delle ricche famiglie e dell'alta aristocrazia. Dipinge come un cronista le persone che lo circondano soprattutto fra il 1913 e il 1918. La guerra, il  Déco e la belle époque, come stilemi inconfondibili di un epoca, fanno da sottofondo. Nei dipinti, troviamo il taglio alla garçonne, il costume a righe, i tratti salienti dei volti. È raro trovare un artista che sia riuscito così bene a consegnare ai posteri la freschezza sensoriale del passato. Non è la De Lempicka, né Von Stuck, probabilmente qualcosa che si avvicina alla vitalità di James Ensor, malgrado le sue tematiche alle volte scabrose, e che sciama verso la leggerezza di Matisse con la luminosità mediterranea. Si possono notare alcuni timbri di una retorica orientalizzante che si avvicina a quanto Sgarbi dichiara: "l'estetismo di Cavaglieri, è diverso ma non propriamente alternativo a quello di Mariano Fortuny".

Nella cittadina natale di Rovigo, a Palazzo Roverella, fino al 1° luglio 2007, sono esposte oltre 160 opere, che ripercorrono la carrirera di Cavaglieri, in ricordo di un artista che merita di essere maggiormente rappresentato nei libri d'arte e rivalutato come Maestro.

 

Informazioni:

Mario Cavaglieri 10 febbraio - 1 luglio 2007 - Rovigo, Palazzo Roverella - Via Laurenti - Feriali e festivi 9.00-19.00; sabato 9.00-23.00 - Chiuso i lunedì non festivi - Catalogo: Allemandi Editore  

 

Mario Cavaglieri, biografia       

Pittore, Mario Cavaglieri  nasce il 10 luglio 1887 a Rovigo, muore a Peyloubère (Gers, Francia).

La sua famiglia borghese di fede ebraica, originaria di Venezia, nel 1896 si trasferisce a Padova, dove Mario Cavaglieri inizia gli studi classici e manifesta un'inclinazione per il disegno e la pittura. Segue lezioni di disegno e percorre un'adolescenza serena in un ambiente privilegiato di fine Ottocento. Le sue prime composizioni raffigurano paesaggi montani e scorci urbani ma lentamente si profila un interesse per la figura umana alla quale si dedica con modelli scelti fra giovani contadini, pastori e domestiche. Coltiva un profondo senso poetico in particolare per Pascoli, d'Annunzio e Gozzano. Nel 1906 si iscrive alla facoltà di giurisprudenza a Padova, tuttavia prosegue nella pratica pittorica sotto la guida del pittore Giovanni Vianello e in seguito presso lo studio veneziano di Cesare Laurenti. Presso Vianello ha la possibilità di incontrare Felice Casorati, con il quale condivide il periodo iniziale della carriera artistica partecipando nel febbraio del 1907 alla Esposizione internazionale della Società delle Belle Arti e Amatori d'Arte di Roma. Mario Cavaglieri abbandona il classicismo delle prime opere, e si evolve verso una pittura con un tocco più vivace, indirizzando il suo interesse verso composizioni d'intimismo ritrae il suo ambiente famigliare: la sorella Gilda diventa il soggetto principale di numerosi quadri e disegni. Nel 1907 lascia gli studi universitari per dedicarsi alla pittura e s'iscrive ai corsi di Cesare Laurenti, a Padova. Dopo l'esordio nella Esposizione internazionale di Roma del 1907, l'anno seguente partecipa alla mostra padovana presso il Circolo Filarmonico Artistico in cui vende la sua prima opera. Nel 1909 prende parte a tre esposizioni: la Promotrice di Torino, a Rimini alla I Esposizione Nazionale di Belle Arti e all'Esposizione permanente d'arte e industrie veneziane, mentre l'anno successivo viene invitato nuovamente alla mostra della Società delle Belle Arti e Amatori d'Arte di Roma. La notorietà inizia quando entra a far parte dell'ambiente veneziano di Ca' Pesaro con la rassegna estiva del 1910, allestita presso la sede dell'Opera Bevilacqua La Masa a cui prende parte tra latro  Umberto Boccioni. Cominciano allora i primi riconoscimenti da parte della critica che nota nei suoi lavori l'impressione della luce i tocchi e colpi di pennello rapidi e sicuri. Decide di recarsi a Parigi nel 1911, per approfondire le proprie esperienze artistiche e scopre molte affinità con il fauvismo. Da allora sviluppa un nuovo cromatismo, in cui prevalgono accordi di rossi e di verdi con uno stile cloisonista, in cui predilige un'ambientazione notturna con la luce elettrica che amplifica le ombre. Avvicinandosi ai fauves, sviluppa uno stile personale, una propria arte figurativa al di fuori delle avanguardie del tempo. Lo stesso anno incontra il suo grande amore, Giulia Catellini De Grossi, che diventa il suo soggetto preferito. Nel 1912 è invitato alla decima edizione della Biennale di Venezia e a Ca' Pesaro dove un'intera sala è riservata ai suoi dipinti. Un periodo fecondo in cui Cavaglieri intensifica la tecnica di una pennellata larga e vigorosa ed il plein air. Anziché adoperare un supporto di cartone di piccole dimensioni inizia a valorizzare i suoi dipinti utilizzando tele di grande formato. A partire dal 1913, accantona l'intimismo e la sua pittura diviene vigorosa con vivaci toni cromatici dove le figure si fondano con l'ambiente che le circondano. In questo modo Mario Cavaglieri conquista sia la critica che il pubblico. Partecipa ad importanti rassegne tra cui quelle di Brera e della Permanente a Milano, le Secessioni romane, a Monaco di Baviera e a Zurigo. Dietro consiglio di Giulietta, frequenta i salotti delle ricche dimore nelle quali è invitato a soggiornare e ne approfitta per ritrarre i personaggi di questo mondo. La sua pittura diviene lo specchio di una società che ben presto avrebbe cessato di avere un significativo ruolo sociale. L'atmosfera tipica delle descrizione di Hyusmans viene riportata nelle opere di Cavaglieri. Nel 1915 Giulietta si sposa con il Conte Alessandro Marazzani Visconti di Piacenza, molto più anziano di lei, infliggendo a Cavaglieri una profonda delusione. Ciononostante le sue composizioni esplodono di colori introducendo strati materici che caratterizzeranno la sua opera. Nel 1919 e 1920 datano le prime importanti personali in Casa Cagiati e a Milano alla Galleria Pesaro, suscitando l'attenzione delle cronache nazionali. L'arte di Cavaglieri è contraddistinta dalla sua estraniazione dalle avanguardie dell'epoca e la produzione artistica tra il 1913 e il 1920 segna le qualità specifiche del suo linguaggio artistico. Mario Cavaglieri si ricongiunge, nel 1922, finalmente con Giulietta, che sposa dopo la morte del conte, e con la quale, nel 1925, lascia l'Italia, i suoi salotti, per ritirarsi nella tenuta di Peyloubère, presso Auch, nel sud della Francia. Tuttora la dimora, che fa parte del patrimonio culturale francese, sfoggia numerosi dipinti lasciati dall'artista, molti dei quali rappresentano sua moglie. In un corridoio, vi è un quadretto con due barche faccia a faccia, in ognuna delle quali sono incise le iniziali MC (Mario Cavaglieri) e GC (Giulietta Cavaglieri), che raffigurano il loro primo incontro. Alcune stanze sono state affrescate dall'artista con scene allegoriche, mitologiche che esaltano nudi femminili. Durante la seconda guerra mondiale tornerà in Italia per rimanere vicino alla famiglia in un periodo in cui la loro religione è un pericolo. Si ritira definitivamente a Peyloubère nel 1946, creando un legame indissolubile tra l'Italia e la Francia. I paesaggi della Guascogna, ispireranno le sue ultime composizioni. Mario Cavaglieri muore nel 1969 a Peyloubère e riposa nel cimitero di Auch. Ha lasciato molte opere al Comune di Auch, che lo ha celebrato con numerose esposizioni. Di recente, è stato realizzato il primo catalogo ragionato dell'opera di Cavaglieri, redatto da Viviane Cohen-Vareilles "Mario Cavaglieri (1887-1969)", il pittore  italo-gascone di Peyloubère. La Galleria Gussoni di Milano, nel 1958 gli organizzò una personale. Nel 1967 gli fu riservata una sala a Firenze, a Palazzo Strozzi, nella Mostra "L'arte moderna in Italia, 1915-1935" e nel 1972 la Quadriennale romana espose delle sue opere. Il Museo des Augustins di Toulouse, nel 1974, gli dedica una grande retrpospettiva e nel 1978 è il turno della città di Rovigo, presso l'Accademia dei Concordi. Tra le più interessanti rassegne seganliamo quella che si è tenuta presso la Galleria Scudo a Verona, nel 1994, con testi di Raffaello Monti e Viviane Vareilles. Nella cittadina natale di Rovigo, a Palazzo Roverella, fino al 1° luglio 2007, sono esposte oltre 160 opere, che ripercorrono tutta la sua carriera.

 

Hanno detto di lui: 

"Straordinario, il Cavaglieri degli anni dieci e venti. Straordinario il modo in cui, con la genuinità d'approccio del provinciale diventato uomo di mondo, imparando a non soffrire più alcun complesso d'inferiorità, con la spregiudicatezza del non professionista, da dilettante di genio, da dandy benestante, dedito ai piccoli-grandi piaceri della vita mondana, con la libertà d'azione del  'non militante', riesce a individuare una propria strada nella grande linea maestra del post-Impressionismo francese, quella dei nabis e dei fauve in particolare, senza rinnegarli, proponendo semmai varianti autonome, sviluppando direzioni parallele, ma non convergenti." (Vittorio Sgarbi) 

"Cavaglieri's work looks to be rooted in the flashy and chic art of 19th-century painters like Sargent and Boldini, and to be later affected by more modern figures like Matisse and Klimt." (Michael Kimmelman) 

"A Rovigo, a Palazzo Roverella, porte aperte alla retrospettiva su Mario Cavaglieri, il cosiddetto Gabriele D'Annunzio dell'arte, un omaggio doveroso da parte della sua città natale ad un artista edonista attratto dall'intrinseca eleganza dei salotti mondani fin de siècle. Non a caso la sua pittura possiede un intrinseco incanto letterario, nei suoi quadri affiorano alcune stoffe, cappelli, arredi, orologi, resi con opulenza barocca, che sembrano tradurre in immagini le pagine dei romanzi dannunziani." (Laura Larcan) 

"Per troppo tempo la storia dell'arte contemporanea ha sofferto della schematica consequenzialità cubismo-futurismo-astrattismo e chi ne rimane fuori paga lo scotto dell'oblivione, può essere perfino ignorato come è avvenuto negli anni trenta-quaranta con il veneto Mario Cavaglieri e il bolognese Carlo Orsi, artisti singolari nelle loro espressioni". (Raffaele De Grada, Lorenza Salamon) 

"Il tema degli interni resta costantemente al centro della ricerca dell'artista, del quale la studiosa ha evidenziato i 'contatti' con i maestri fiamminghi del '600, la pittura di Matisse (per il gusto di trasformare le tele decorativamente 'in mosaici di superfici colorate' e la ricorrente variante del 'quadro nel riquadro'), Vuillard e Bonnard ('ritratti di porzioni di realtà non organizzata, dove la natura morta è solo un particolare colto con il teleobiettivo'), il cinema di Luchino Visconti, le descrizioni di dimore altoborghesi nella prosa di Giorgio Bassani e le 'favole mondane' di Gabriele D'Annunzio. Dopo il 1923 le vedute si faranno più ampie, quasi viste da un grandangolare, e sempre più disabitate." (Anna Anselmi)

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