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Biografia di Paolo Baratta, nuovo presidente della Biennale di Venezia....da non confondere con l'omonimo artista di Parma

Biennale di Venezia
Venezia, 12 dicembre 2007. La Commissione Istruzione, in sede consultiva su atti del Governo, dopo la relazione del relatore Carlo Fontana (Pd - Ulivo), ha approvato la proposta di nomina dell'ingegner Paolo Baratta a Presidente della Fondazione della Società di cultura La Biennale di Venezia. Il suo mandato dovrebbe coprire un quadriennio dal 2008 al 2012, cioè tre Biennali di architettura, due di arti visive, quattro di teatro, musica, danza e naturalmente la costruzione del nuovo Palazzo del cinema al Lido.
Manager, ministro e uomo di cultura, Paolo Baratta, indicato dal ministro per i beni e le attività culturali Francesco Rutelli, ha già ricoperto la carica di presidente della Biennale dal 1988 al 2002. Milanese, 68 anni, ha ricoperto incarichi nel mondo bancario e culturale ed è stato ministro per le privatizzazioni nel governo Amato, per il Commercio estero nel governo Ciampi e dei Lavori pubblici e dell'Ambiente nel governo Dini (1999). Laureato in ingegneria ed economia, Baratta è stato nei cda di varie società e istituzioni fra cui Telecom Italia e Banca Finnat Euroamerica oltre ad essere membro del Consiglio dell'Università Cà Foscari di Venezia e, dallo scorso giugno, dopo le dimissioni di Roman Vlad, presidente dell'Accademia Filarmonica Romana. È stato consigliere di amministrazione di società come Zanussi, Ericsson, Olivetti, Mediobanca, di recente nella Edizioni Holding della famiglia Benetton ma anche presidente della Fondazione Valla per i classici greci e latini, vicepresidente dell'Accademia filarmonica romana, consigliere di amministrazione della Fondazione Bembo e dell'Istituto italiano di studi storici. Nella presidenza Baratta della Biennale dal 1988 al 2002 fecero discutere i suoi contrasti con Massimiliano Fuksas, allora direttore della sezione architettura della Fondazione, partiti da un presunto sforamento del budget assegnato e finiti con la revoca dell'incarico all'architetto.
Porta lo stesso nome di un grande artista parmense, appunto Paolo Baratta che è stato allievo a Parma del pittore Cecrope Barilli presso il Regio Istituto d'Arte, e che fu docente presso l'Accademia Parmense di Belle Arti, dove occupò la cattedra che fu del suo primo maestro (dal 1911). Paolo Baratta, artista e politico, fu anche consigliere e assessore comunale a Parma, dove si impegnò nella protezione del patrimonio artistico e monumentale minacciato dai progetti di rinnovamento e risanamento dell'amministrazione civica: nella sua opera di difesa delle beccherie della Ghiaia realizzate dall'architetto Bettoli (in seguito demolite) coinvolse anche il poeta Gabriele d'Annunzio. A soli 15 anni aveva già sviluppato un eccezionale capacità di disegnare. Nel 1892 vince all'Istituto d'Arte il primo premio del corso speciale di figura ed espone a Genova il dipinto "povera mamma", mentre l'anno seguente espone a Parma "visita al convento", "Orfani", "Aprofittando" e "l'Attesa". Nel 1896 concorre al pensionato romano con il dipinto "So che tu credi" e vince la borsa di studio per frequentare lAccademia libera del nudo di Roma. Qui frequenta anche lo studio di Ludovico Seitz, entrando in contatto con i pittori Luigi Serra, Cesare Maccari e Giulio Aristide Sartorio, nonchè con il movimento dei Nazarenin di cui Seitz fa parte. Rientra a Parma nel 1899. Nel 1911, scomparso il maestro Cecrope Barilli vince il concorso e ne occupa la cattreda per 35 anni. nel 1913 collabora alla decorazione del Palazzo delle Poste di Parma. E' stato presidente dell'Accademia delle Belle Arti di Parma. Parte dei suoi dipinti è conservata nelle collezioni private degli eredi, nella Galleria Nazionale, nella Pinacoteca Stuard e in diverse chiese (dei Cappuccini, di Sant'Alessandro) di Parma; i suoi affreschi si trovano nell'oratorio delle Missioni, nel conservatorio delle Maestre Luigine, nelle chiese di San Leonardo e San Quintino, nel Palazzo delle Poste di Parma (allegorie della Musica, dell'Agricoltura, del Lavoro e del Commercio) ed a Padova, nella basilica del Santo. Nel 1954 Parma gli ha intitolato una strada.
 
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