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Capolavori dell'Ermitage di San Pietroburgo, dei Musei Vaticani e di tanti altri per il Meraviglioso e la Gloria, grande mostra a palazzo Bonaguro di Bassano del Grappa, crocevia dell'arte e del saper vivere

Bassano, 16 marzo 2007. Maria Elisabetta Bottecchia Dehò. «Il Meraviglioso e la Gloria». O, in altre parole: provocare, persuadere e convincere. Ma anche stupire, colpire l'immaginario e la fantasia suscitando la partecipazione emotiva dei devoti e di chi ammira l'opera d'arte che celebra la fede. Sono questi i temi della mostra ospitata a Palazzo Bonaguro di Bassano del Grappa che illustra un secolo di arte: quel Seicento influenzato dai rigorosi dettami controriformistici ma anche così ricco di fermenti creativi, di geni artistici che si dividono tra classicismo, naturalismo e teatralità barocca, forte di quel moltiplicarsi di committenze che hanno il loro apogeo nella Basilica di San Pietro e nel fiorire degli edifici di culto.
La mostra è curata da Sergej Androsov, responsabile delle collezioni dell'arte figurativa occidentale dell'Ermitage di San Pietroburgo (museo che presta alcuni capolavori); Francesco Buranelli, direttore dei Musei e delle Gallerie Pontificie (da cui giungono altri importanti nuclei di opere) e Mario Guderzo, direttore dell'assessorato Attività Culturali di Bassano. E, accanto a capolavori di provenienza prestigiosa come la Pinacoteca di Brera, Palazzo Baberini, i Musei Capitolini, la Galleria Nazionale di Capodimonte, la mostra ospitata fino al 10 giugno nel pregevole edificio cinquecentesco annovera altre grandi opere dai musei di molte città venete.
L'iconografia religiosa del Seicento europeo è dunque la grande protagonista di questa mostra che nasce con l'intento di celebrare il IV centenario della nascita di Giovanna Maria Bonomo, proclamata beata da Pio VI nel 1783 ed eletta patrona di Bassano del Grappa (insieme a San Bassanio). E «Il Meraviglioso e la Gloria» è concepito tutto per far entrare il visitatore nel mondo della spiritualità della beata, concentrando oltre settanta opere - molte anche di grandi dimensioni come le pale d'altare - tra dipinti, terracotte e acqueforti di cinquanta artisti tra i quali Caravaggio, Bernini, Guercino, Guido Reni, Rubens, De Ribeira, Murillo, Pietro da Cortona, Carracci, il Padovanino, Leandro Bassano, che si snodano tra le sale dell'esposizione in successione tematica. I santi che ispirarono la beata Bonomo sono protagonisti delle prime opere che il visitatore incontra: dai modelli in terracotta di Sant'Ambrogio e Sant'Agostino del Bernini alle effigi dei quattro santi canonizzati nel 1622: Santa Teresa d'Avila, San Filippo Neri, Sant'Ignazio di Loyola e San Francesco Saverio. E se la Beata bassanese in gioventù fu affidata al monastero francescano di Santa Chiara a Trento, ecco i due santi con la Vergine in una saletta tutta dedicata alla pala di Leandro Bassano (proveniente dalle Gallerie dell'Accademia di Venezia). Giovanna Maria Bonomo pronunciò poi i voti nel monastero benedittino di San Girolamo a Bassano del Grappa e in mostra gli esempi di meditazione conventuale riguardano proprio le figure di un suggestivo «San Gerolamo penitente» di Luca Giordano, nel «San Francesco in preghiera» di Cardi e nella «Madonna con il Bambino con i santi Benedetto e l'abate di Santa Giustina» del Padovanino.
Beata Bonomo fin da bambina è protagonista di episodi straordinari e dunque una sezione della mostra è dedicata proprio ai santi bambini con il «Gesù Bambino e San Giovannino» e «San Giuseppe che tiene per mano Gesù Bambino» entrambi opera di Murillo, la «Madonna con il Bambino tra San Giuseppe e San Giovannino» del Maffei per arrivare alle soglie del Settecento con la «Madonna col Bambino, San Giovanni Battista e San Pietro» di Sebastiano Ricci.
In altre sale ricorre la figura di San Francesco: con il santo penitente del Carracci, con un Guercino giovanile (dall'Ermitage) di forte tensione chiaroscurale, ma soprattutto con l'«Estasi di San Francesco» di Caravaggio - in questo, che è uno dei quattro esemplari, il santo ha le stigmate - opera da confrontare con quella sullo stesso tema del Cairo in cui colpisce lo straniamento totale della figura. Le "nozze mistiche", le apparizioni e le estasi occupano una parte rilevante nella mostra con opere, tra gli altri, di Maratti e Pietro da Cortona ma l'attenzione viene catturata ancora una volta da Caravaggio e dalla forza drammatica della sua «Maddalena in estasi» con la testa reclinata indietro, il livido pallore dell'incarnato e la macchia del panno rosso sangue. «Ognuno dei grandi santi - dice Giovanna Maria Bonomo - vive una vita terrena come in esilio, desiderando intensamente il cielo», come simboleggiano anche le due terrecotte della Beata Ludovica Bertoni del Bernini che offrono inoltre la possibilità di confrontare le differenze tra il modello e la copia.
Il visitatore è accolto quindi dalla sezione della mostra che ha per protagonisti gli angeli - figure oggi tornate prepotentemente alla ribalta - di cui vengono rappresentate moltissime tipologie: dall'angelo consigliere a quello consolatore, dall'angelo che sorregge il Cristo morto a quello che mostra la strada ai viandanti, dall'angelo con San Matteo di Guido Reni fino ai putti musicanti del Baciccio e agli angeli che sovrastano l'«Episodio della fuga in Egitto» di Carpioni. L'ultima parte dell'esposizione è dedicata al tema della Carità e si chiude con quello della Gloria tra turbinii di angeli e vortici di movimento. Da segnalare l'unico dipinto presente dal carattere profano - la «Carità» del Franceschini ricca di simboli - e il San Francesco di Paola del de Ribera (lo Spagnoletto) insieme al «San Gateano da Thiene» del Piazzetta. Un ultimo capolavoro chiude l'esposizione, la tavola dell'«Assunta» di Rubens che nei colori, nella pennellata corposa e nello stile virtuosistico sa mettere in scena la Gloria e rappresenta al meglio il Meraviglioso
 
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