Venezia, 19 novembre 2006 (da una nota di cronaca locale). A Palazzo Grassi, a Venezia, una grande mostra racconta il "periodo di Antibes" di Pablo Picasso, quando dal '45 al '48 soggiornò sulla Costa Azzurra, sperimentando composizioni ispirate alla mitologia e soprattutto la tecnica della ceramica
Venezia - Una donna danza in riva al mare. Una figura ondulata, dalla lunga chioma castano rossiccia e dalle curve generose, animata dal ritmo della musica suonata da un centauro e da fauno. Sullo sfondo, l'azzurro del mare. In primo piano, la sabbia gialla su cui poggiano i piedi gli attori di questo "baccanale". In alto, un cielo di madreperla dai riflessi iridati. Da questa donna-fiore, icona di bellezza visionaria, da questa comitiva danzante inondata di luce, dove i colori sembrano accesi di un'energia vitale, si sprigiona un'impressione di felicità, di contentezza, di appagamento. E' la "Gioia di vivere" di Pablo Picasso, l'opera emblematica del '46, che appartiene a quella sua produzione del secondo dopoguerra, quando l'artista ritrovò la Costa Azzurra, riscoprì le suggestioni del Mediterraneo, che alimentarono colori forti e accesi e il brio della sperimentazione di nuove tecniche, dopo la fine di quella spossante occupazione nazista che aveva eliminato tutti i possibili ostacoli alla circolazione in Europa, tra zone occupate e quelle non occupate. L'opera più significativa, la più lirica, simbolo totemico quasi del periodo che va dal 1945 al 1948, momento in cui Picasso soggiornò frequentemente tra Cannes, Golfe-Juan e Antibes, insieme alla sua nuova amante-musa-compagna-modella Françoise Gilot, di quarant'anni più giovane, subentrata dopo aver liquidato Dora Maar, e con la quale vivrà fino al 1953 e da cui avrà due figli, Claude e Paloma.
La gioia di vivere, "La Joie de Vivre", opera su una tavola di fibrocemento di grandi dimensioni che appare, scrisse la Gilot, "come il quadro più colorato di Antibes perché vuol esprimere con la massima intensità la folle felicità di cui era colmo allora", diventa l'opera chiave della mostra che, dall'11 novembre all'11 marzo, Palazzo Grassi dedica a questa particolare stagione creativa del genio spagnolo. Un periodo felice della vita e dell'opera di Picasso (1881-1973), che già aveva macinato tutto il possibile sperimentabile e ancora non ne era appagato, che era passato per il crepuscolare periodo blu, che aveva accarezzato la malinconia d'una figurazione classica nel periodo rosa, che aveva rivoluzionato dettami e schemi rappresentativi con il cubismo, che aveva assaggiato il brio onirico del surrealismo e che aveva raccontato l'apocalisse della guerra civile e del genocidio con "Guernica", che aveva firmato capolavori su capolavori e si avviava ad essere già considerato in vita come il massimo artista del ventesimo secolo, partito com'era giovanissimo dal cuore dell'Andalusia alla conquista di Parigi. Un periodo, quello di Antibes, durante il quale Picasso si sente attratto dall'esplorazione di grandi temi mitologici fortemente influenzati dalla cultura mediterranea, a rincorrere ninfe, fauni, centauri, baccanali, danze dionisiache, bagnanti.
Un periodo in cui azzarda anche l'esperienza del lavoro con la ceramica, complice la vicinanza di Vallauris, piccolo villaggio in Provenza non lontano da Cannes, dove si producevano ceramiche fin dai tempi dei romani con i suoi storici e tradizionali laboratori di vasai, e dove, grazie all'amicizia dei coniugi Ramiè entrambi maestri ceramisti, si dedicò anima e copro alla ceramica, esplorando l'uso di supporti nuovi e atipici, come per esempio le lastre di fibrocemento. Ed è in questo periodo che fiorisce un'amicizia singolare dagli esiti straordinari. Sarà il conservatore di Castello Grimaldi, Romuald Dor de la Souchére, grande estimatore dell'artista, ad offrirgli la possibilità di lavorare per due mesi, da settembre a novembre del '46, in una vasta sala della fortezza, lui che sul porto di Golfe-Juan abitava in una casetta che lo costringeva a limitare il formato delle sue opere.
Come andarono i fatti? Nell'agosto del '46, Pablo Picasso risiedeva con la giovane compagna Françoise Gilot a casa dello stampatore Louis Fort. In quel periodo, Dor de la Souchére ospitava in pensione a casa sua a Cannes il fotografo Michel Sima, accolto al ritorno dai tre anni di deportazione ad Auschwitz. Venuto a sapere della presenza di Picasso a Golfe-Juan, Sima, che lo aveva incontrato a casa di Gertrude Stein, propose a Dor de la Souchére di negoziare con il grande artista una donazione al museo di Antibes. Dor de la Souchére lo lasciò fare "senza grandi speranze e senza desiderio". Venne quindi organizzato un incontro sulla spiaggia, che non portò a una donazione immediata, ma alla rivelazione di una delusione: "Ho sempre desiderato che mi dessero grandi superfici da decorare e lo Stato non me ne ha mai affidate". Ciò che lo Stato gli aveva negato, gli sarà finalmente offerto da una cittadina di provincia, con la mediazione di un uomo dalla mente vivace e dal cuore così sensibile agli artisti, che coglieva al volo l'opportunità assolutamente unica di far entrare al castello della bella addormentata il pittore della modernità. Sistemò l'atelier di Picasso nella grande sala del secondo piano, come racconterà Dor de la Souchére.
Fece disporre tutto ciò che gli poteva servire: cavalletti, tavoli, materasso per riposare, colori, pennelli. Diede ordine a Sima di avere cura di lui, di servirlo e di fornirgli tutto ciò di cui poteva avere bisogno nel suo lavoro. Diede a Picasso la chiave della sala che l'artista attaccò alla cintura con uno spago. Veniva ogni giorno nel primo pomeriggio e dipingeva spesso fino a tarda sera alla luce di due enormi proiettori (che erano stati noleggiati dallo studio della Victorine, a Nizza, e che permisero a Sima di realizzare i suoi cliché fotografici molto contrastati). I due mesi a Castello Grimaldi ad Antibes permetteranno a Picasso di dare libero sfogo alla sua creazione. E qui crea l'opera che dà il titolo alla mostra "La joie de vivre" ed è qui che Picasso lascerà 23 dipinti e 44 disegni che costituiranno il nucleo di un'importante donazione alla città di Antibes, sede così del primo Musée Picasso - anche se prenderà questo nome soltanto nel 1966. Ed è sempre qui che Michel Smajeski detto Michel Sima, il fotografo di origini polacche protagonista di reportage sugli avvenimenti politici e culturali degli anni Trenta, intimo della poetessa Gertrude Stein, che gli presentò Picasso, di Brancusi e Max Ernst, immortalò nelle sue immagini il costante lavoro di Picasso, una documentazione preziosa di cui Palazzo Grassi presenta una cinquantina di fotografie originali.
La mostra, dunque, vuole ricostruire nella sua corposità e versatilità il periodo di Antibes, aggiungendo alla collezione del Musée Picasso, altri prestiti di musei pubblici e privati, oltre circa ottanta ceramiche, nuovo campo di esplorazione di questo soggiorno. Fauni, tori, donne-brocca, vasi-gufo, dall'ottobre 1947 all'ottobre del '48, Picasso realizzò più di duemila pezzi, recandosi all'officina Madoura di Vallauris quasi tutti i pomeriggi. Nella ceramica Picasso aveva trovato un "nuovo giocattolo", era un prodotto artistico artigianale di antica tradizione, spesso evitato da pittori e scultori, che infervorò il suo talento poliedrico. Se i faives e Matisse si erano interessati alla ceramica già prima di lui, essi si erano limitati a decorare con smalti ceramiche già pronte. Picasso, invece, fece coincidere la forma plastica del manufatto, con la sua decorazione, così con pochi tratti pittorici la forma plastica dell'oggetto, fissata dalla tradizione e dalla sua funzione, assumeva un carattere figurativo. Le opere selezionate in mostra rivelano come ben presto Picasso cominciò a plasmare lui stesso le forme e quanto più prendeva confidenza con il nuovo materiale tanto più cresceva la sua voglia di sperimentare nuove tecniche.
Notizie utili - "Picasso, la Joie de Vivre, 1945-1948", dall'11 novembre all'11 marzo, Palazzo Grassi, Venezia. La mostra, organizzata da Palazzo Grassi e dal Musée Ricasso di Antibes, è curata da Jean-Louis Andral, conservatore capo del Musée Ricasso di Antibes.
Visibile anche la mostra "La collezione François Pinault, una selezione Post Pop".
Orari: tutti i giorni, 10-19, chiuso 24,25 31 dicembre e 1 gennaio. La biglietteria chiude alle 18.
Ingresso: intero €10, ridotto €6, gruppi €8
Informazioni:
www.palazzograssi.itCatalogo: Skira.
Picasso, la joie de vivre, 1945-1948
Palazzo Grassi