Padova, 15 dicembre 2007 (dal nostro inviato A. Miatello, testo tratto dalla cartella stampa e dal catalogo con commenti personali). La mostra, alla luce di nuovi documenti, ricostruisce i rapporti con Marinetti, Crali, il gruppo futurista di Trieste, il Gruppo Savarè e, soprattutto, il ruolo della città di Padova nel dialogo culturale dell'epoca, con schizzi, disegni, fotografie, lettere e documenti originali. Una mostra che rappresenta uno spaccato della nostra società locale che non ha avuto purtroppo l'attenzione dovuta da parte "dei signori della Capitale". La storia dell'architetto Quirino De Giorgio stranamente, come altre di tanti illustri professionisti delle città di provincia del Nord, è quasi sconosciuta al MAXXI di Roma.
Nel Centenario della nascita di Quirino De Giorgio la Regione Veneto insieme con il Comune di Padova organizza una mostra su "
Quirino De Giorgio, un futurista protagonista del novecento", presso i
Musei Civici agli Eremitani e nell'
ex Cinema Altino*, riaperto per la città in occasione dell'evento. Con questo omaggio all'architetto di Vigonza, la città si riappropria di un percorso legato al
Futurismo veneto e italiano nel cui ambito De Giorgio non era stato adeguatamente conosciuto e valorizzato.
In base al voluminoso carteggio formato da documenti e disegni ritrovati si è riannodato un filo biografico e artistico finora piuttosto lacunoso o errato di un autore prolifico con numerosissime opere costruite in tutta Italia. "
Una prova l'abbiamo avuta quando abbiamo conversato con diversi giovani architetti della zona ma nessuno sapeva chi fosse e uno solo vagamente si era ricordato che non lontano da casa sua c'era uno stabile firmato da De Giorgio. Si trattava del mobilificio de Toni di Campodarsego" - così ci ha riportato Bruno De Nadai nella sua inchiesta tra i pendolari del Venezia-Bassano. Oggi, e speriamo sia un proficuo cammino, il Comune di Padova ospita al
Museo Civico agli Eremitani, nelle sale delle esposizioni temporanee, e all'interno del
Cinema Altino, un evento storico, didattico e culturale. La Regione Veneto dovrebbe prender spunto da quest'iniziativa patavina ed allargarla a tutte le sue città e smetterla di destinare energie e tanti soldi per eventi effimeri (Miss Italia), pubblicità cartacea (milioni sprecati per depliant ed altro inutili), consulenze pirandelliane.
L'esposizione ai Musei Civici è qui divisa in sezioni che rappresentano la complessità e le contraddizioni di una produzione estesa ed eclettica.
La
sezione dei documenti originali contribuisce a formulare un giudizio di valore storico sulla produzione artistica e sulla figura dell'architetto e i suoi assidui rapporti con Marinetti dal 1931 al 1944 e con Carlo Maria Dormal, Gerardo Dottori, Depero e Bruno Sanzin che, con Tullio Crali, fu l'elemento di raccordo con il
gruppo futurista friulano. Ci sono poi rapporti con il
gruppo Savarè. Un mondo che va ristudiato e allargato.
Lo spazio dedicato all'
architettura degli anni Trenta testimonia il rapporto tra l'architettura
degiorgiana ed il regime, inteso come committenza, qui sono rappresentate le architetture tipologicamente legate al Fascismo.
La
sezione dedicata all'architettura per la residenza, organizzata in senso cronologico, affronta una produzione, anche qui, eterogenea. La rassegna inizia con i disegni degli anni Venti relativi allo studio di alcune ville, se vogliamo tra lo scolastico e l'utopistico, prosegue raccontando le architetture dei borghi rurali di Vigonza e di Candiana, fulgidi esempi della volontà politica di abolire i casoni, e si conclude con la rappresentazione delle architetture degli anni Sessanta, Settanta ed Ottanta. Quante volte nella storia italiana la politica ha distrutto. Sembra quasi che ci sia nel subconscio una frustrazione innata di non sentirsi grandi che si trasforma nella autodistruzione anche di valori.
L'architettura per lo spettacolo, dimostra come l'evoluzione poetica e stilistica di Quirino si "sviluppi" e come sia sempre a lui contemporanea, quando addirittura tecnologicamente e tipologicamente all'avanguardia. Questa inizia con i documenti riguardanti il periodo degli anni Trenta: l'ormai demolito Teatro dei Diecimila, un teatro all'aperto di proporzioni e stile monumentali, ed il celeberrimo teatro del Borgo Rurale Fratelli Grinzato di Vigonza. Tra gli oggetti più interessanti del periodo vi è il Cinema San Marco a Mestre.
Nella
categoria dell'Altro è presente una testimonianza della cultura progettuale del Novecento, una specie di carrellata di opere slegate ma che trasversalmente delineano come Quirino sia sempre rimasto sull'onda della contemporaneità. Questa è la categoria tipologicamente meno omogenea, sono accostati dei disegni eseguiti negli anni Trenta per un ristorante della Moretti ad Udine, opera che denota un netto distacco stilistico rispetto ad antecedenti schizzi in cui evidente è il gusto
Decò virando verso toni più espressionisti, ai notevoli bozzetti per lo studio della pubblicità della ditta Vov; si confrontano i temi dell'architettura commerciale, per esempio con il complesso Mantegna a Camisano Vicentino, con i progetti per la Persia e per l'Arabia Saudita.
La sezione degli esordi raccoglie una serie di disegni realizzati tra la fine degli anni Venti e l'inizio degli anni Trenta, posizionata di fronte alle teche che contengono i documenti originali, è significativa dell'intera traiettoria poetica dell'artista. Si leggono chiaramente riferimenti ed analogie con il Sant'Elia, con Mendelsohn, con il futurista Diulgerhoff, con il primo Terragni e con Pagano e Levi Montalcini.
L'elaborazione di questa ricerca diverrà la base di un linguaggio originale e coerentemente eclettico. Nella
sezione fotografica dedicata al racconto con "
gli occhi d'oggi" dell'architettura di De Giorgio sono presenti i contributi di due fotografi padovani: Moreno Segafredo e Prosdocimo Terrassan, che meglio di tutti hanno saputo interpretare ed esprimere l'immagine dell'architettura di Quirino.
Il
cortometraggio presente in mostra, esordisce con le immagini tratte da un filmato del 1938 che narrano l'inaugurazione del Buonservizi, del Cappellozza e del borgo Rurale di Candiana alla presenza del Duce in visita nel Veneto.
A questa progressione veloce segue e si contrappone una repentina regressione, tornando agli schizzi degli esordi, che si tramutano nelle immagini delle opere degli anni Trenta, che terminano indugiando nell'avviso del 1946 in cui Quirino è accusato, non erroneamente, di essere stato architetto di regime. E questo la dice lunga sessant'anni dopo, quando finalmente si guarda il passato non più con l'odio ma con l'occhio di un ricercatore cui interessano capire le opere e chi le ha progettate. Il
Cinema Altino ospita l'altra sede della mostra, sia come prova tangibile della sua architettura che come contenitore. L'uso di quest'opera architettonica per la rassegna è stato voluto per far sì che la città possa, culturalmente, riappropriarsi di un manufatto che per molto tempo ha significato uno dei luoghi prediletti dai padovani.