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Alla Triennale Bovisa un VICTOR VASARELY con più di duecento opere

Fabio Giuliani  
Milano, 13 gennaio 2008 (servizio di Fabio Giuliani). Di nuovo grande arte internazionale alla Triennale Bovisa dopo l'inaugurazione di questo spazio espositivo un anno fa con la mostra di Hans Hartung.
Ora, nel decimo anniversario della sua morte è di turno Victor Vasarely, un altro maestro della contemporaneità che ha lasciato una traccia indelebile non solo nell'arte ma, altresì, nel pensiero sociale, nella cultura del progetto, nella ricerca applicata. Egli ebbe grande notorietà negli anni sessanta per poi venire un po' accantonato considerando la sua pittura un mero esercizio di perfezione stilistica, di illusionismo ottico. Qui Davide Rampello - Presidente della Triennale di Milano - afferma che "la mostra odierna intende recuperare e valorizzare la dimensione etica e sociale - oltre che artistica - di Vasarely, rendendo pieno merito alla sua generosità, alla sua rigorosa ricerca di una perfezione fatta di equilibrio tra pieni e vuoti, presenze e assenze: un equilibrio che fosse statico e dinamico insieme, al tempo stesso mutamento e rassicurante stabilità."
"L'artista non ha che una scelta giusta: annullarsi come persona in favore della sua opera e offrirla con amore all'umanità astratta".
L'artista, nato presso Budapest in Ungheria nel 1908, si trasferì a Parigi all'inizio degli anni Trenta (allora capitale mondiale dell'arte e della cultura internazionale d'avanguardia), fu studioso di scienze mediche, in particolare dell'anatomia dell'occhio e delle questioni legate alla visione, matematico, filosofo, eccellente grafico pubblicitario per vivere, insegnante, osservatore acuto della società. I curatori, Andrea Busto e Cristiano Isnardi, con oltre 200 opere mettono a fuoco la sua poetica. In lui forma, colore, luce, spazio, elementi tradizionali del linguaggio pittorico, trovano nuovi modi di espressione fino ad ingannare l'occhio che recepisce la superficie piana come tridimensionale. A partire dal 1951 Vasarely elabora una nuova tecnica artistica: dapprima disegna e ritaglia piccoli collage realizzati all'inchiostro di china su carta, poi li fotografa ed infine stampa in dimensioni giganti ciò che ha realizzato manualmente, nascono i 'fotografismi'.
Egli intende anche integrare l'arte all'architettura in quanto insieme avrebbero soddisfatto un bisogno primario della società realizzando una nuova sintesi fra il problema concreto come il bisogno della casa e la necessità del 'bello' all'interno della vita quotidiana; scriveva: "L'arte deve essere diffusa, l'artista non deve preoccuparsi di fare un'opera firmata, ma una creazione collettiva che nasce nel nostro tempo per la nostra società e che sopravviva nel futuro."
Le sue ricerche approdano tra il 1970 e il 1975 a due fondamentali realizzazioni: la fondazione Vasarely a Aix-en-Province (cittadina di Cézanne, da lui considerato uno dei Maestri) e l'edizione del libro Plasti-Cité. Il progetto della sede è organizzato sul modulo base dell'esagono; per l'artista questo è la figura-simbolo del concetto di optical in quanto ha una duplice visione: oltre alla figura della geometria bidimensionale, le linee delle diagonali possono comporre le superfici di un cubo assonometrico trasparente. L'unità plastica della pianta della Fondazione è costituita da 16 esagoni affiancati; all'interno in teche di alluminio sono esposti progetti per abbellire le periferie, gli edifici pubblici, le case tutte uguali.
Il libro nasce con la volontà di realizzare un'arte in cui il ricercatore-inventore, lo scultore, il chimico, l'ingegnere, l'architetto lavoreranno fianco a fianco per creare città che irradino felicità.
"Io ho deciso! Bisogna lavorare collettivamente per creare delle oasi di bellezza nella mediocrità delle città."  "Nelle conchiglie, nei vetri rotti delle bottiglie, nella ghiaia e nel ritmo delle nuvole sono certo di riconoscere la geometria intima della natura."  "Le mie unità plastiche: i cerchi multicolori, i quadrati sono la controparte delle stelle, degli atomi, delle cellule, delle molecole, ma anche dei granelli di sabbia, dei ciottoli, dei fiori e delle foglie."  "Il folklore planetario è il contrario dell'uniformità: qualunque etnia può usarlo e declinarlo secondo la sua tradizione." "E' vero, in certe opere ho flirtato con il cielo." 
"Sono perfettamente cosciente che quando ero giovane facevo una pittura vecchia, adesso sono i miei quadri che hanno vent'anni." 
 
Triennale Bovisa - Via Lambruschini 31 Milano (Passante Ferroviario fermata Villapizzone)
Fino al 27 Gennaio 2008 ; orario: da martedì a domenica dalle 11 a mezzanotte
Catalogo: Carlo Cambi Editore; info: Tel. 02-724341 ;
www.triennalebovisa.it 
www.triennale.it
Laboratori didattici per cui per accogliere i bambini è stata creata una grande scatola rivestita di poliuretano rosa sfavillante da Gaetano Pesce, artista e designer di fama internazionale celebrato recentemente in una grande mostra allestita alla Triennale nella sua sede storica.
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