Venezia, 18 gennaio 2008 (parte del servizio fotografico è di Alcide Boaretto).
Amore e morte. Eros e thanatos, due termini che non si possono scongiurare, nell'arte come nella vita. Non si sottrae a questo binomio neppure Jeff Koons, incontrato ieri, allo IUAV di Venezia. Ma l'artista americano preferisce di più l'
eros al
thanatos, lo si vede costantemente nelle sue opere. A cominciare dalle gigantografie in foto e in legno intitolate "
Made in Heaven" del 1991 e relative alla sua luna di miele con Ilona Staller, in arte "
Cicciolina", che gli studendti di oggi probabilmente non hanno conosciuto. Opere che lo aiutarono a divenire celebre. Un artista però che non proviene da un lungo tirocinio a contatto con le arti, ma da altri ambienti (vetrinista, promotore finanziario, esperto di marketing). E non potrebbe essere diversamente quando uno riesce come lui a produrre svariati oggetti che diventano opere d'arte eclatanti e reclamizzate dalla stampa patinata. "
Opere anche molto crude, come dimostra l'amplesso, con Ilona", "
suggerito", sostiene Koons, "
dalla visione della cacciata di Adamo e Eva dal paradiso terrestre di Masaccio, nella chiesa di Santa Maria del Carmine , a Firenze". Ora che lo sappiamo, riusciamo anche a ragionarci sopra. «
Ho voluto rivisitare in termini contemporanei il mito dei nostri progenitori» - ha affermato Koons, che ha, anche invocato, come suo precedente illustre, il celebre quadro "
All'origine del mondo" ovvero "
l'ostentazione dell'organo genitale femminile, in questo momento esposto al Grand Palais di Parigi, nella mostra dedicata a Courbet" e mostrato ieri in diapositiva su un maxi schermo.
I giovani appassionati finalmente hanno potuto godersi la vagina con quel folto pelo che Courbet aveva ideato quasi si trattasse di una caverna, in mezzo ad un bosco (ndr. secondo gli studi più accreditati).
"Sessualità al femminile", ma anche "sessualità al maschile", come nella scultura in legno, di impianto rinascimentale, che rappresenta Michael Jackson con una scimmietta o, ancor, più, con la citazione del celebre ritratto di Elvis Presley, ma giocato su colori "acid colors" come il verde e l'arancione, dunque "gradevoli" sostiene Koons, tra le opere più note di Andy Warhol. Ed ancora il mito del superuomo o del pirata che, pur nelle sue mutilazioni (una gamba di legno, la benda sull'occhio) conserva tutta la sua forza erotica. Erotico o meglio emotivo, è anche l'arte del racconto e persino, un apparente neutro e gigantesco diamante blu con le sue cangianti sfaccettature, il diamante come metafora del matrimonio e dell'accoppiamento.«Del resto - agiunge ironico l'artista - la cosa più importante della vita è la procreazione, il dialogo legato alla sensualità». Per cui con l'andare del tempo l'attenzione si sposta dagli oggetti, inizialmente dipinti o scolpiti in prospettiva, alle persone. Da qui l'affiorare dell'istanza metaforica e la necessità della filosofia, più importante dell'arte stessa.
«
Ad un certo punto - dichiara Koons -
affiora nell'uomo il sentimento che non siamo eterni, anzi che molto facilmente, uomini e oggetti, sono sostituibili». Koons si riferisce della sua emozione di fronte al
cervo morto dipinto da Courbet nella mostra già citata. Più sottile, invece, è l'affiorare di questo sentimento nelle sue opere, come nella locomotiva a vapore che compare nel quadro del
Superman, "
simbolo nostalgico del passato e metafora del tempo che scorre".
Meglio ritornare, allora, alla "trasgressione iniziale", quello che lo aveva visto molto affascinato da Salvador Dalì, a soli 18 anni, ancora non troppo deciso nella sua vocazione artistica e citarne gioiosamente uno dei suoi simboli più noti,
l'aragosta, "
trionfalmente esibita da due splendide modelle".
Come previsto, aula stracolma, soprattutto di giovani, che alla fine dell'incontro hanno riservato un grande applauso a Jeff Koons, bombardandolo di domande e di autografi ("
non si sa mai, ha detto qualcuno,
forse un giorno potrà valere centinaia di biglietti di euro"). Madame Veaute ci ricorda che il colloquio potrà continuare poi, sul sito di Palazzo Grassi, così da poter soddisfare anche quelli che non hanno potuto essere accontentati. L'amministratore delegato di Palazzo Grassi ha poi aggiunto che "
è di estrema importanza questa apertura alla città", il rettore dell'Iuav, Carlo Magnani, ha invece auspicato "
un rilancio di Venezia come produttrice d'arte", mentre Pier Francesco Ghetti, rettore di Ca' Foscari ha ribadito che "
simili incontri contribuiranno a far crescere la conoscenza dell'arte contemporanea".
E' il primo dei quindici incontri, con scadenza mensile programmati fino all'aprile del 2009, all'insegna di "Aspettando Punta della Dogana". La notorietà indiscussa della star americana e la novità di metterlo a confronto con gli studenti veneziani sono state le condizioni per una buona riuscita della formula scelta.
Jeff Koons ha preferito Alison Gingeras, responsabile della collezione di François Pinault, come sua interlocutrice. Nel frattempo sullo schermo scorrevano le immagini relative alla carriera artistica di Jeff Koons, alcune delle quali riferite alle opere, le ultime, che verranno certamente esposte alla Punta della Dogana (prossimo museo da giugno 2009). Due le sezioni principali: il filone delle "
Celebration" ovvero le sculture in acciaio inossidabile coloratissime, dalle grandi dimensioni, come il
cane rosso fucsia esposto sul Canal Grande e l'ultimo filone, una riedizione della
pop art in cui Koons, appassionato della
tecnica del collages, ricorre alla stratificazione di materiali diversi. Koons ha anche ricordato la sua permanenza, in passato, a Venezia, all'hotel Monaco e allo stesso Iuav e ha fatto riferimento alla sua collaborazione negli anni '80, all'epoca in cui scolpiva gigantesche sculture in legno, con gli artigiani della Val Gardena. «
È allora - ha dichiarato Koons -
che ho scoperto l'importanza di stare insieme alla gente, perché quello che conta è la vita, non l'arte».
Prossimo appuntamento martedì 19 febbraio 2008 alle ore 17 allo IUAV con PISTOLETTO.