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Guido Cagnacci con oltre 70 opere al San Domenico di Forlì

La facciata principale dei Musei San Domenico
Forlì, 16 gennaio 2008 (servizio di Angelo Miatello). Si aprirà sabato 19 gennaio a Forlì, nel nuovo complesso monumentale di San Domenico, 'Guido Cagnacci. Protagonista del Seicento tra Caravaggio e Reni', la più grande mostra monografica dedicata in Italia al pittore romagnolo. L'allestimento, in programma fino al 22 giugno, ricostruisce l'intera attività del Cagnacci, dagli esordi nella sua città natale, Santarcangelo di Romagna, all'esperienza romana dove si recò spesso in compagnia di Giovan Francesco Barbieri (il Guercino), dalle opere realizzate a Forlì, fino ai suoi celebri nudi. La mostra è curata da Antonio Paolucci e l'ufficio stampa è coordinato da Esseci di Sergio Campagnolo di Padova. 
Veduta dal piano superiore (mezzanino), progetto  Wilmotte et Associés  Antonio Paolucci (Piero della Francesca e le Corti Italiane)
Fu a Roma che conobbe l'arte di Caravaggio e dei seguaci, incontro che influenzò molto il suo stile. Raggiunta la fama il Cagnacci si trasferì a Bologna dove potè confrontarsi con i risultati che, nel frattempo, aveva raggiunto un altro grande interprete del tempo, Guido Reni. Per sottolineare l'importanza delle sue varie esperienze artistiche la mostra forlivese curata da Paolucci e Benati affianca ai lavori giovanili di Cagnacci, dipinti del Caravaggio e dei suoi seguaci, da Vouet a Van Honthorst a Serodine, fino a quelle di Orazio, Artemisia Gentileschi, Guido Reni e Guercino. Tra le opere esposte quella di artisti romagnoli che gli si avvicinarono negli anni oltre ai lavori che Cagnacci realizzò a Forlì, come le grandi tele con la Gloria di San Mercuriale e di San Valeriano che eseguì per il Duomo. Furono queste le sue ultime opere di argomento sacro. In seguito privilegerà quei soggetti profani e di nudo femminile, che gli procureranno grande fama e ingaggi a Venezia e a Vienna. Poi vi sono da ammirare Albani, Orazio Borgianni, Ludovico Carracci, Gentileschi padre e figlia e altri. Così, se si vuole la riprova dell'indipendenza del "genuis" cagnaccesco, basta un confronto fra il "Ratto d'Europa" di Guido Reni e quello di Cagnacci, dipinto già protagonista di una bella esposizione dedicata al mito d'Europa alcuni anni fa dalla Galleria degli Uffizi. "Non solo le carni palpitanti, il cromatismo raffinatissimo, qui pare quasi lo scarto di un'epoca". E le Cleopatre di Cagnacci, dove quel morso assassino è soprattutto una scusa per mostrare turgidi seni, evocano più odalische e concubine di tante pruderie ottocentesche, che le membra cimiteriali della "Cleopatra morente" di Guercino, pure in mostra. "Ma è parimenti impossibile scordare gli arditi scorci dei due quadroni per il Duomo di Forlì, con quel cielo che irrompe in pittura, per restarci ben saldo" - per riprendere una delle tante osservazioni azzeccate dai critici accreditati.
 
Guido Cagnacci. Protagonista del Seicento tra Caravaggio e Reni
Curatori Daniele Benati e Antonio Paolucci 
Forlì, Musei San Domenico, 20 gennaio - 22 giugno 2008
Guido Cagnacci, nato a Sant'Arcangelo di Romagna nel 1601, morì a Vienna nel 1663.
Ufficio Stampa Esseci di Sergio Campagnolo
Catalogo Silvana Editoriale
www.guidocagnacci.com
 
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