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L'ARTE DELLE DONNE dal Rinascimento al Surrealismo nelle sale di Palazzo Reale di Milano

Vittorio Sgarbi 
Milano, 21 gennaio 2008 (servizio di Fabio Giuliani, nostro corrispondente di Milano). Talvolta l'artista nasce donna. Normalmente la donna è il soggetto del dipinto eseguito da un pittore.
E' questa invece la prima grande mostra dedicata alle opere d'arte create da donne partendo dal Rinascimento fino agli anni Settanta del Novecento, cioè in tutto quel lasso di tempo in cui il fatto artistico è stato predominio dell'uomo, perché in seguito, con l'avvento canonico del femminismo non fu più così. Ora in occasione dell'Anno Europeo delle Pari Opportunità, ideata da Vittorio Sgarbi, Artematica realizza questa esposizione per dare visibilità alle brave, ardite progenitrici di attività artistiche che, con passione, portarono a compimento i loro talenti. In prevalenza furono figlie, sorelle, mogli, amanti di uomini artisti oppure monache alle quali era consentita la pratica di una virtù che giovava alla gloria di Dio.
Sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il Patrocinio dei Beni Culturali dello Stato, della Regione Lombardia, della Provincia e del Comune di Milano, curata da un comitato scientifico presieduto dallo storico dell'arte Hans Albert Peters con Sergio Benedetti, Beatrice Buscaroli, Susan Fischer, Gutman Ilene, Francesco Petrucci, Elena Pontiggia, Nicola Spinosa, Edoardo Testori, Marco Vallora, nella rassegna sfilano, provenienti da più di 15 paesi, 260 opere fra il 16mo e il 20mo secolo di 140 artiste più o meno famose.
Tra le prime la cremonese Sofonisba Anguissola (1535-1625) che insieme alle sorelle, pure pittrici, si specializzò nel ritratto diventando tanto famosa da essere chiamata in Spagna dalla Regina, ammirata dai colleghi maschi fra cui Caravaggio e Van Dyck che le fece visita prima che morisse ormai vecchia e cieca.
Lavinia Fontana (1552-1614), bolognese, divenne la ritrattista ufficiale delle famiglie nobili della città; figlia d'arte (il padre Prospero era pittore), ebbe addirittura commissionata una pala dal Re di Spagna Filippo II per un altare del monastero dell' Escorial.
Marietta Robusti (1550-1590) detta la Tintoretta perché figlia del pittore Jacopo, qui rappresentata dall'autoritratto degli Uffizi, dove lo spartito musicale nelle sue mani conferma le parole dedicatele da Raffaello Borghini: "Oltre a saper sonare bellissimo di Gravicembalo, di liuto e d'altri strumenti, dipinge benissimo e ha fatto molte bell'opre."
Artemisia Gentileschi (1593-1654) che possiamo definire l'ispiratrice del futuro femminismo. Figlia del pittore toscano Orazio, ebbe il coraggio di denunciare il collega Agostino Tassi che la stuprò. Nel 1616 fu la prima donna ad essere accettata in un'Accademia; questo avvenne a Firenze, aderì al naturalismo caravaggesco. Qui nella sua 'Giuditta e Oloferne' si percepisce la vendetta per la violenza subita, nelle altre eroine come Susanna, Cleopatra, Betsabea il desiderio di rappresentare donne eccezionali in cui identificarsi.
Fede Galizia (1574-1630), figlia del miniatore Nunzio attivo a Milano, lodata già dal Lomazzo nelle sue Rime nel 1587, celebre non solo per la sua attività di ritrattista ma anche per le nature morte del cui genere fu un'antesignana, seguita da Giovanna Garzoni (1600-1670) e dalla parigina Louise Moillon (1610-1696). Arriviamo in pieno Seicento con Elisabetta Sirani (1638-11665), bolognese, figlia del pittore Andrea, che morì giovanissima, si disse di veleno, ma oggi si sa per un'ulcera prodotta dal troppo lavoro. Le protagoniste dei suoi quadri, tratte da antiche fonti, sono donne forti che assommano in sé virtù femminili (castità e bellezza) e qualità maschili (fortezza e retorica). A Milano emergono le regine dei fiori: le tre figlie pittrici dell'artista Vincenzo Volò: Francesca Volò Smiller    (1657-1700) detta Vicenzina, raffinata smagliante padrona degli effetti luministici; Margherita Volò Caffi, le cui tele con fiori recisi e piante vive divengono oggetto di collezionismo in Italia e all'estero. Alle nature morte di fiori si dedicano anche le straniere Jacobea Maria Van Nikkelen (1690-1735) e Rachel Ruish (1664-1750).
Il Settecento vede il trionfo della veneziana Rosalba Carriera (1675-1757) alla quale la Fondazione Cini di Venezia ha appena dedicato una monografica. Fu pittrice ricercata dalle corti di tutta Europa come ritrattista per la sua capacità di evidenziare l'aspetto psicologico dei personaggi.
Angelica Kauffmann (1741-1797), interprete colta degli inizi neoclassici.
Nell'Ottocento le donne che si dedicano all'arte si fanno numerose ed emergono: Berte Morisot, cognata di Manet, attiva tra gli Impressionisti, famosa per i suoi dipinti di vita domestica. Suzanne Valadon (1865-1938), modella di Renoir, De Nittis, Zandomeneghi; in particolare ritrattista, madre del pittore Utrillo. L'americana Mary Cassat (1844-1926), introdotta da Degas nell'ambiente impressionista, mentre compare una scultrice eccezionale: Camille Claudel (1864-1943), allieva ed amante di Auguste Rodin. Approdiamo al Novecento e le donne aderiscono alle avanguardie: Adriana Bisi Fabbri (1881-1918), cugina di Boccioni, attratta dal movimento futurista.
La russa Natalia Goncarova (1881-1962), da lei e dal pittore Larionov prendono il via le diverse correnti delle avanguardie russe. Marie Laurencin (1885-1956), amante di Apollinaire, entra a far parte del circolo cubista con richiami al primitivismo di Picasso, collabora alla rivista Dada, crea tessuti Art Déco.
Tamara De Lempicka (1898-1980), nata a Varsavia, vissuta tra Parigi e l'America con puntate in Italia dove la introduce Marinetti. (vedi la recente grande monografica dedicatale a Palazzo Reale di Milano tra il 2006 e il 2007.
La veneziana Bice Lazzari (1900-1981) che approda al disegno geometrico come linguaggio espressivo, cresciuta senza maestri ma innamorata di Mondrian, Braque, Klee, definita la 'signora dell'astrattismo'. Mimì Buzzacchi Quilici (1903-1990), mantovana di Medole, attratta dalla semplificazione formale, qui presente con un bellissimo paesaggio.
La messicana Frida Kahlo (1907-1954), emblema della mostra con il suo 'Autorittratto' (copertina del catalogo). Amante, moglie (poi divisa e risposata) del famoso pittore Diego Rivera; vittima di un incidente che la paralizzò a lungo in un letto, trovò nel dipingere sollievo alle sue sofferenze fisiche e psichiche, esempio di coraggio femminile nella vita che si rispecchia nell'arte. Ricordiamo la più grande monografica a lei dedicata in Italia alla Permanente di Milano tra il 2006 e il 2007 (prodotta da Arthemisia) ed il bel film sulla sua vita presentato qualche anno prima diretto da Julie Taymor con la pregevole interpretazione di Salma Hayek.
La torinese Carol Rama (1918), lacerata dalla tragedia famigliare del suicidio del padre e della malattia mentale della madre, dichiara di non avere avuto maestri se non 'il senso del peccato'.
Le pose scabrose dei suoi nudi femminili danno scandalo; aderisce quindi al Movimento Arte Concreta (MAC) giungendo all'astrazione; all'inizio degli anni Sessanta passa al polimaterico con una tecnica mista di pittura e collage utilizzando gli oggetti più svariati (pietre dure, denti, occhi di bambola) che il suo amico Sanguineti definisce 'bricolage'.
Siamo ormai alla completa libertà di espressione della donna artista nonché alla sua numerosissima partecipazione al mondo dell'arte; infatti nelle Accademie le iscrizioni femminili superano quelle maschli. Non mancano nella mostra alcune esclusioni di artiste che, a nostro avviso, sarebbero dovute essere presenti a pieno titolo: ad esempio nel Settecento la torinese Maria Giovanna Battista Clementi detta Clementina (1690-1761), grande ritrattista che immortalò i personaggi di Casa Savoia e i nobili piemontesi; nel Novecento la mantovana Maddalena Nodari (1915-2004) che, con i 'chiaristi' Del Bon, Lilloni, Oreste Marini, Facciotto si oppose all' 'aer fosco'della pittura novecentista, artista già inserita alcini anni fa in una rassegna al Castello Sforzesco di Milano dedicata alle artiste donne del ventesimo secolo.
Un evento da vedere anche perché per la prima volta in Italia l'arte sposa la ricerca unendo all'aspetto culturale l'impegno sociale: il 5 % degli incassi della mostra verrà destinato alla Fondazione Umberto Veronesi per finanziare il progetto di ricerca 'Radioterapia Intraoperatoria e Radioterapia Fast, un nuovo schema terapeutico nel trattamento del carcinoma della mammella', iniziativa possibile grazie alla collaborazione di Artematica con Abo Project (applicazioni biotecnologiche in oncologia) e la Fondazione Veronesi. Si è associata la ditta Stefanel devolvendo un Euro per ogni acquisto effettuato negli Stefanel Story d'Italia nel mese di Dicembre.
 
Palazzo Reale - Piazza Duomo 12
Fino al 9 Marzo 2008 ; lunedì 14,30-19,30 ; mart, merc, ven e sab 9,30-19,30 ; giov 9.30-22,30
Info e prenotazioni:
www.ticket.it ,
Tel. 02-54915
Prenotazioni scuole e visite guidate: Ad Artem, Tel. 02-6597728 ;
www.adartem.it
Catalogo con tutte le opere esposte e i testi degli studiosi nominati: Federico Motta Eitore                                                                                                     
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