Alta Moda: Giorgio Armani e altri invitati a Parigi

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Al di là di ogni diatriba l’alta moda (e con questa definizione intendiamo ovviamente la realizzazione di collezioni con modelli non riproducibili in prêt-à-porter ma destinati a vestire una sola donna nel mondo, unici e irripetibili) resiste e – si direbbe – punta sempre più verso l’alto.
È quanto si è confermato oggi a Parigi con l’arrivo – per la prima volta nell’alta moda – di Giorgio Armani, il re del prêt-à-porter che ha deciso di scegliere la capitale francese per proporsi per la prima volta con abiti unici.
«All’alba dei settant’anni – ha detto lo stilista – credo di potermi concedere la libertà di creare moda senza dover fare i conti con le opportunità di mercato, di costi, di vendita che sono intrinseche del prêt-à-porter. Entro ufficialmente nel settore dell’alta moda e tornerò a Parigi con la prossima collezione (“Armani privé”) nel prossimo luglio. Parigi è, e resta, la grande città dell’alta moda: l’Italia ha avuto anni felici – dichiara Armani – ma se vogliamo riparlare davvero di alta moda nel nostro paese dobbiamo eliminare contaminazioni perniciose».
Una dichiarazione forte data – si direbbe – «perché chi ha buone orecchie intenda!».
Una donna diversa, più femminile quella che Armani ha scoperto nella sua nuova ricerca verso un obbiettivo di bellezza femminile “assoluta”, cercata dallo stilista del rigore anche nelle tele di Boldini. Una donna romantica che calza volentieri i cappellini – conchiglia, che si lascia volare con gonne aeree che esaltano bustini minuti, si consente scollature profonde sulla schiena, scivola lieve nelle volute di chiffon, fasciata di satin . Un Armani che clona se stesso, fedele al suo cromatismo obbligato: bianco, nero, grigi, un solo colore per il 2005: il giallo acido, un quasi-verde-Chartreuse («perché – sottolinea Armani – porta buono»).
Qualche battuta sul collega-rivale Valentino: «Nell’haute couture sono un allievo del Maestro – ha dichiarato umilmente Armani. Mi affaccio in questo importante settore della couture per restarci finchè sarà possibile. È il vero lusso che mi concedo dopo una vita spesa solo per il prêt-à-porter, e sarà una parentesi importante che nulla toglie alla mia produzione p-à-p e che certamente nulla toglie alla gloria di Valentino che da sempre insegue con il successo che sappiamo l’assoluto-bellezza».
Nel piccolo ex-garage scelto come location per la sfilata (anzi ben tre sfilate presentate una di seguito all’altra per accontentare le tante richieste di presenze) ad applaudirlo Penelope Cruz e – sua ammiratrice da sempre – Barbara Berlusconi.
«È la prima volta che assisto a una sfilata d’alta moda – ha detto la figlia del Premier attratta dal look severo della donna Armani: capelli raccolti a chignon, o trattenuti da cerchietti decorati, una bellezza femminile che sarebbe piaciuta a Modigliani».
E Valentino? Dalla ribalta della sua sfilata il “Maestro” – come lo ha chiamato Armani – accoglie l’applauso del parterre più ambito che non si è stancato di acclamare la “donna del mondo”, la “donna globale” che lo stilista ha voluto vestire traducendo costumi e modi, culture di ogni paese in sogni di chiffon, di mousseline, sete e doppio cachemire, declinati nei lilla, rosa pallido, beige, avorio, verde tiglio e – immancabile – il rosso Valentino.
«Nessun disagio, anzi, una grande gioia nell’apprendere che Armani “scende in campo” con l’alta moda. Quando i concorrenti hanno spessore e qualità – vuole significare Valentino aprendo le braccia alla new entry abbastanza temibile – la compresenza diventa una bellissima sfida, un o.k.corral!».
Per parti plurigemellari abito Dior, cercasi! Con la collezione per la prossima estate, John Galliano per Dior ha sfogliato le pagine di costume del periodo napoleonico. Riscoprendo le ragioni che hanno dato vita alla famosa linea Impero (mascherare le gravidanze delle signore del Direttorio) ha creato la moda super-incinta, con gonne che partono dal punto di vita alto e si allargano a proteggere gravidanze multiple da nascondere tra le arricciature e le ruches di abiti rigonfi.

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